Io, Gesù e Wim

Di Tempi
23 Dicembre 2004
«Tutto ciò che è fatto senza Cristo, è fatto invano, perché è fatto senza amore». Donata Wenders racconta il ritorno al cristianesimo di lei e del marito Wim, il grande regista tedesco

Ad ascoltare le parole di Michelle Williams, nel film Lana, la protagonista dell’ultimo film di Wim Wenders, “Land of Plenty”, viene la tentazione di identificare il personaggio femminile con Donata, la moglie del regista tedesco. Così diversa fisicamente, minuta e castana, rispetto alla bionda e lunga fotografa berlinese, sembrerebbe scelta per creare il massimo contrasto rispetto a Donata, eppure quelle sue parole, sussurrate sul letto della squallida stanza della Missione, a Los Angeles, semplicemente un ringraziamento a Dio per ciò che le è stato donato. Sì, Lana assomiglia molto a Donata, la giovane donna conosciuta da Wenders nel 1992 e da lui sposata appena pochi mesi dopo. Lui stesso ha ammesso che l’incontro con questa donna di fede gli ha cambiato la vita. Gran merito di Donata è stato anche quello di averlo ricondotto al cristianesimo. Mi dice: «Sì, io credo in Gesù Cristo, credo che Lui mi ha salvato e che Lui è morto per amore verso di me, Lui è reale. Reale, come il sole. Lui dice: «Io sono la vite, voi siete i tralci, senza di me non potete fare niente». Ciò che è enorme è il fatto che io in ogni momento ho la libertà di riattaccarmi come il tralcio alla vite, o di lasciarlo. Tutto ciò che accade senza di Lui, e questo significa senza amore, non ha valore ed è fatto invano. Semplicemente svanisce».
Berlinese classe 1965, Donata si è specializzata nella fotografia di ritratto, documentaria e di scena. Importante per la sua affermazione professionale è stato il lavoro fatto sul set del film “Buena Vista Social Club”, realizzato dallo stesso Wim nel 1998. Ammiratrice di fotografi come Lindbergh, Stieglietz, Cartier-Bresson e Strand, ama usare l’obiettivo prediligendo decisamente il bianco e nero: «Sono interessata a scoprire in un uomo ciò che lo rende così degno di essere amato». Chiedo che cosa c’entri Cristo con il suo lavoro di fotografa, e la sua risposta è immediata, decisa e chiara: «Cristo è propriamente sempre più la motivazione della mia vita e del mio lavoro. Nulla ha per me valore se fatto lontano dalla presenza di Cristo. Nulla desidero imparare se non l’agire sempre più come seguace di Gesù». Il nostro dialogo ci porta fino a Dostoevskij, alla sua celebre affermazione, secondo la quale «la bellezza salverà il mondo». Che ne pensa? «La bellezza viene da Dio. Per questo anche la frase di Dostoevskij conserva sempre il suo valore. La bellezza eleva e crea speranza. E la speranza è l’inizio della fede. è l’ultimo filo al quale il mondo potrà forse attaccarsi. La frase di Dostoevskij mi si presenta come una verità che ha un sapore piuttosto tragico. “Bella” è una montagna in inverno, un ruscello in primavera, un prato fiorito in estate, una foresta in autunno, è bello un uomo che dice qualcosa di affettuoso, che fa qualcosa per amore verso un altro. La bellezza è lì dove l’amore è stato all’opera, come una traccia che esso lascia dietro di sé. Per questo motivo essa forse salverà il mondo, perché è la testimonianza plausibile dell’esistenza di Dio. Come se essa fosse l’unica prova, e il mondo ha bisogno di prove». Dopo aver abbandonato la Chiesa protestante territoriale tedesca Donata e Wim hanno incontrato la comunità evangelica dell’Apostolo Pietro di Berlino. E tuttavia possono raccontare della comunità monastica benedettina incontrata a Meschede, nel cuore della vecchia Europa, nel Sauerland. «Lì i monaci irradiano realmente il carattere di Dio», racconta la signora Wenders, «è un cristianesimo vissuto, e questo convince. A tutti questi uomini sono legata, fraternamente. Posso confidare in questi uomini. Non servono tante parole, ed è lo stesso che si tratti di cattolici o evangelici. Sono quei cristiani che hanno Gesù Cristo di fronte a sé e guardano a Lui più che a se stessi». Questa descrizione richiama l’immagine di una comunità che assomiglia ad un corpo. Continua nella sua descrizione: «Nessuna parte si paragona con l’altra, però ognuna non può fare a meno dell’altra. Dunque la comunità dei fedeli è come il “corpo di Cristo”, dove ciascuno porta nella comunità qualcosa del carattere di Gesù, qualcosa che completa, sostiene e costruisce. Sentirsi parte di questa vita è un grande dono». Parole che sembrano riecheggiare quelle di Lana, la protagonista di “Land of Plenty”. Wim Wenders ha da poco finito di girare il suo nuovo film, “Don’t come Knocking”, scritto insieme a Sam Shepard (già protagonista di “Paris, Texas”), un road movie che è anche la storia di una famiglia, anch’esso dedicato all’America.

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