PADRE FERDINANDO

Di Rodolfo Casadei
20 Gennaio 2005
La storia di padre Ferdinando Severi

La storia di padre Ferdinando Severi, il missionario di Ravenna sfuggito miracolosamente allo tsunami, è stata raccontata in tanti modi, troppi. Ecco come l’ha riferita lui in persona ai primi due giornalisti italiani incontrati faccia a faccia: «Dopo la Messa di Natale a Banda Aceh sono partito in autobus per Meulaboh, distante sei ore, e ho detto Messa pure lì. La mattina dopo stavo andando a casa di un mio fedele dopo avergli comprato una cosa, quando è arrivato il terremoto. Una scossa tremenda, interminabile: molti edifici sono crollati. La gente per strada si fermava a discutere: tutte le teorie imparate a scuola sui maremoti che seguono sempre a un terremoto quando ci si trova su una costa marina non sono servite a niente. Anzi, i bambini scendevano al mare dove la spiaggia si era ritirata per prendere i pesci che non avevano più acqua: un inganno della natura per compiere la sua strage! Dopo 25 minuti circa sono arrivate onde alte 7-8 metri. Io le ho viste arrivare dalla fermata dell’autobus, a 700 metri dal mare. Abbiamo cominciato a correre verso la parte alta della città, abbiamo corso per 400 metri prima di accorgerci che anche da quella parte stava arrivando un enorme ondata! Allora una parte di noi si è rifugiata in una moschea e una parte, fra cui me, in un edificio annesso alla moschea. Tutti pregavano in tutte le lingue, arabo, cinese, bahasa, italiano, mentre l’acqua cresceva. è arrivata fino a tre metri e poi ha cominciato a calare, e allora tutti hanno sorriso. Ma dentro passavano corpi di annegati, donne e bambini. Più tardi sono andato all’ospedale, a pregare su tutti quei poveri morti: requiem aeternam dona eis, Domine. Ho benedetto le salme di tutti quei bambini: belli, belli come angeli».

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