FORMIGONI FA POLITICA CON LA GENTE, NON CON LE TESSERE

Di Luigi Amicone
27 Gennaio 2005
Sono un’indonesiana cristiana sposata con un italiano

Sono un’indonesiana cristiana sposata con un italiano e voglio ringraziarvi per il vostro articolo su Banda Aceh e su padre Ferdinando Severi. Ora i lettori italiani sapranno che anche in quella remota provincia di Sumatra, pervasa di fanatismo islamico e tormentata dalla guerriglia, c’è un piccolo gruppo di cattolici che lottano per la vita insieme al loro sacerdote italiano che li guida e alle mani di Dio che li proteggono. Dio vi benedica.
Shirley Hadisandjaja, Cesate (Mi)

Provengo dalla sinistra riformista che per effetto del vuoto pneumatico che aleggia ha inteso abbandonare quel campo di partecipazione attiva della politica, perché il mio essere cristiano non aveva nessunissimo valore intrinseco. Da oltre un triennio vivo dell’esperienza del movimento di don Giussani e considero questo evento tanto significativo nella mia vita quanto decisivo anche per la mia formazione culturale e politica. La diaspora del socialismo riformista, il sistema bipolare e il conseguente schierarsi aprioristicamente hanno determinato l’effetto neutro che oggi l’area culturale a cui appartengo sta subendo e malamente vivendo. Per questo, ma non solo, la proposta del presidente Formigoni è particolarmente seguita e riconosciuta come valida, efficace e strumentalmente corrispondente sia alle premesse dello stesso presidente, che alle esigenze di aree politiche e culturali che non votano automaticamente destra o sinistra. Mi auguro che Formigoni ci dia questa possibilità di elaborazione politica col fine di condividere pienamente il suo lavoro e il suo tentativo di rappresentare una larga fetta di esperienze politiche affini al suo ideale.
Giuseppe Pasetti, Mantova
Nonostante la battuta d’arresto imposta a Formigoni dalla politica politicante, il progetto interessa molte persone, è costruito sui fatti e non sulle tessere di partito. Perciò andrà avanti.

Ho riflettuto sul dipinto di Maurizio Bottoni apparso sul numero 3 di Tempi. Conosco Maurizio Bottoni e ne apprezzo il coraggio, il realismo e la capacità artistica del vero maestro. Debbo tuttavia manifestare la mia perplessità sul dipinto per questi motivi: 1) perchè non si nega la umana pietà al corpo di un morto e questo proprio perchè la carne di un uomo è sacra (resa sacra dal sacrificio di quell’uomo ritratto); 2) perchè la madre di quell’uomo non avrebbe mai consentito un simile pubblico ludibrio; 3) perchè l’immagine non è fedele a quello che è successo: infatti il corpo di colui che è ritratto era quello di un uomo «davanti al quale ci si copre la faccia» (Isaia 53,3) per lo schifo e l’orrore di come era ridotto e quindi molto, molto peggio di come il pittore lo ha immaginato: la realtà supera il realismo di Bottoni. Ciò nonostante il quadro avrà il pregio di costringere a riflettere chi vuol vedere.
Matilde Capello, Milano
Cara signora, comprendiamo le sue perplessità e la ringraziamo per le pertinenti osservazioni. Ciò nonostante ha ragione lei: stiamo sul pregio, più che sul difetto, del quadro di Bottoni.

Sono Carla, ho 19 anni e sto per finirie il liceo classico a Pavia. Da tempo volevo scrivervi e ora ho trovato l’occasione per “intrufolarmi” nel vostro settimanale: la scorsa settimana mi ha molto colpito la foto del quadro di Maurizio Bottoni e ho deciso che, se riuscirò ad approfondire in modo pertinente, sarà il soggetto della mia tesina d’esame, giusto per svegliare un po’ i professori e magari scandalizzare un po’ quella vena che io definisco “politically correct”, ma più che altro perchè mi ha preso molto. Però ho bisogno di voi: primo, perchè non so dove cercare e trovare l’opera di Testori sul Grunewald (che coincidenza, due settimane fa stavo sfogliando il libro di storia dell’arte quando mi sono fermata proprio sulla pagina di questo tale, che mai avevo sentito prima, e sono rimasta a fissare per un bel po’ la crocifissione di Gesù); secondo, perchè vorrei chiedervi la foto del quadro di Bottoni, se possibile. Mi aiuterete? Infine, volevo domandarvi se prima o poi è possibile venirvi a trovare in redazione, per fare due chiacchere e per conoscere di persona i giornalisti che già da qualche anno mi fanno arrabbiare, sorridere, pensare. Spero di non avervi disturbato, grazie dell’attenzione.
Carla Damnotti, Pavia
Cara signorina, non ci dà alcun disturbo. Anzi. Se passa da Via Canova 19/A riceverà foto, potrà arrabbiarsi, sorridere, pensare, e prendere un buon caffè in compagnia.

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