PRODI NON C’è, MA IL CAV. DOV’è?
1. Peggio di questa Cdl c’è solo questo Ulivo. Che predica democrazia e razzola il Soviet, con Prodi candidato unico. Il quesito è tragico: tenersi il mite Breznev o fare primarie vere, rischiando di dover discutere di politica non solo con Bertinotti, ma addirittura con Pecoraro e Di Pietro?
2. Domanda: si può sul serio credere all’Euripes che racconta un’Italia da miserabili di Victor Hugo, «schiacciata sul presente, senza nessun progetto per il futuro», però Napoli e Roma scoppiano di salute «con il Nord-Ovest che scende, Lazio e Campania che salgono… nonostante il persistente fenomeno della criminalità che controlla il territorio si mostrano più vivaci del mitico Nord-Est»? D’accordo, nella Campania bassoliniana fanno fatica anche solo a raccogliere i morti (oltre che la spazzatura) per strada, però sono “vivaci”.
3. I dati di Banca d’Italia dicono che «le famiglie italiane sono più ricche e con più azioni in borsa». Ma i dati di Bankitalia si devono leggere così: chi era ricco è diventato più ricco e chi era sotto è andato più sotto. Se uno si affaccia su un cavalcavia vede l’autostrada intasata di traffico, però non vede quelli che sono fermi.
4. L’Eurispes può ciurlare nel manico perché la verità è che non è stato spiegato bene come e perché l’euro ha attaccato e ha divaricato il paese. E un’altra verità è che il taglio delle tasse bisognava spiegarlo meglio, l’avvio di un percorso che guarda al futuro piuttosto che come indizio di grande panacea. Così, davanti ai rincari di bolli e addizionali varie (che compensano ampiamente i tagli Irpef) il discorso sulle tasse rischia di rivelarsi un boomerang.
5. Cosa credete che riflettano, ancora una volta (e sono almeno tre) i casi delle supplettive di Rovigo e Bari? Un voto che è espressione di malessere e di protesta. Che nel centrodestra si esprime nella diserzione alle urne. A sinistra con un voto antigovernativo, qualunque sia il candidato.
6. Purtroppo Berlusconi è andato al governo nel peggiore dei mondi possibili. E poi, pure lui, ogni tanto, ha sbagliato.
7. Ammettere e spiegare le difficoltà senza rinunciare ad annunciare il positivo che c’è, non è debolezza, è segno di leadership.
8. Cosa c’entra con tutto questo l’opposizione? Niente, assolutamente niente. L’opposizione non c’è.
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