GIULIO NON è SHARON MA CI SOMIGLIA
Una certa tribù di acholi vive sulle colline di Kampala spaccando pietre, e muore di Aids. Grande è il dolore sotto i cieli, ma sarebbe un grave errore, non credete?, scambiare le performance di Sharon Stone a Davos («salviamo l’Africa coi preservativi», applausi) o quelle di don Sciortino su Famiglia Cristiana («Diciamo no alla guerra con l’obiezione fiscale agli eserciti», Corriere della Sera), come delle risposte adeguate ai problemi dell’Africa e della sicurezza del pianeta. Erano “solo canzonette” quelle di Bennato. Sono solo passerelle quelle della Stone&C. Legittime per carità, che servono a raccogliere fondi e carriere. Ma la realtà è altrove.
Ricordate cosa ha mormorato il missionario (che è ancora là, in Asia, dove i morti sono arrivati a 300 mila) alla nostra Marina Corradi che gli aveva chiesto lumi sulle nostre discussioni intorno a Dio e allo tsunami: «Avete così tanto tempo da perdere, voi, in Occidente?». La pubblicità è l’anima del commercio, non è l’anima tout court. Tenete a mente questa cosa, vale anche per la politica. Pensate che la Chiesa è così realista che, per esempio, sulla questione degli embrioni e referendum, ha capito prima del grande Cossiga che in politica si deve cercare di vincere, non cercare la passerella. E perciò non è strano che la Chiesa consigli di esercitare il diritto democratico di disertare le urne. Però un vecchio leone cattolico, in politica da quasi settant’anni, si oppone, dice che no, anche se si perde occorre dare testimonianza, bisogna andare alle urne e votare “no”. E poi dice che a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca.
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