L’INTERMINABILE PERSECUZIONE SOVIETICA DEI CRISTIANI

Di Ferrari Anna
03 Febbraio 2005
“La croce e il potere” ricostruisce il rapporto fra Chiesa ortodossa russa e Stato sovietico

“La croce e il potere” ricostruisce il rapporto fra Chiesa ortodossa russa e Stato sovietico dall’inizio della Seconda guerra mondiale fino alla caduta di Krusciov. Il silenzio che si oppone solitamente nel trattare questo periodo storico è spezzato ancora una volta dalla Casa di Matriona, editrice da sempre libera nel portare alla luce vicende di grandi personalità che hanno saputo reagire al potere sovietico.
Repressioni contro credenti e sacerdoti, reclusioni, fucilazioni, abolizione dei luoghi di culto, sparizione del clero; a questa furia anticlericale resiste eroicamente un intero popolo attaccato alla propria fede e tradizione. E mentre Stalin sogna un Vaticano rosso a Mosca, e caccia i grandi patriarchi e i vescovi, voce presente ed eroica, nei lager o in piccole chiese isolate, il Patriarcato di Mosca, nemico dei cattolici, acquista potere e ingloba altri patriarcati ortodossi.
L’affresco storico è ricomposto nei suoi elementi di provvidenzialità e tragicità: mentre l’Ungheria è invasa, il Papa invita la Russia a preparare il Concilio ecumenico; viene liberato il primate metropolita Josyf Slipyi, unico sopravvissuto degli undici vescovi deportati in Siberia. Così la Chiesa rialza la testa: le vengono restituite reliquie e icone, può ricominciare a amministrare i sacramenti, i sacerdoti ritrovano la libertà d’azione prima negata, sono riconsegnati gli edifici di culto, c’è maggiore libertà di stampa religiosa, sono rilasciati i prigionieri dai gulag. Ma la lotta è incessante, contro la gerarchia ecclesiastica, le parrocchie e il più piccolo villaggio. La Chiesa non deve essere più la Chiesa, e il Soviet ha due unici strumenti per farsi rispettare dal popolo ribelle: la polizia e l’esercito.

Un cuore e un criterio
Con la caduta di Krusciov, a metà degli anni Sessanta, la gente reclama la libertà, la possibilità di professare pubblicamente la propria fede, il diritto di educare i figli, il recupero della propria storia. Fiorisce un dissenso clandestino, in cui convivono semplici credenti e l’intelligenza colta. Così nasce con il samizdat, inizialmente sotto forma di seminari e discussioni, una nuova generazione cristiana. Vengono aperti seminari giovanili, si possono educare i figli, si sprigiona più fertile la vita sociale, si ampliano i contenuti artistici e letterari. Il samizdat è un enorme lavoro di raccolta, produzione, traduzione di materiale, cronaca delle persecuzioni, lettere aperte, petizioni. Quanti nomi e volti hanno fatto rinascere la Russia (padre Men, padre Dudko sono esempi della sofferenza portata nella carne).
Il peso e l’illegalità della repressione sono ormai noti nel mondo. Il popolo lotta perché la Chiesa recuperi in Russia il suo posto centrale. Occorre un cuore e un criterio di fede, una cultura viva e aperta, la forza di ricominciare. E quando il potere sovietico crolla nel 1991, sorgono partiti e movimenti cristiani e attivi nella vita politica del paese.

(Michail Skarovskij, “La croce e il potere”, ed. La casa di matriona, pp. 279, euro 14)

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