NEL GHETTO DI TEREZIN

Di Valenti Annalena
03 Febbraio 2005
Nell’orrore, nel male che è stato l’Olocausto, si deve conoscere la storia dei bambini di Terezin

Nell’orrore, nel male che è stato l’Olocausto, si deve conoscere la storia dei bambini di Terezin, città-fortezza a 60 chilometri da Praga, evacuata dei suoi abitanti dai nazisti e trasformata in un paese ghetto. Da Terezin sono passate 150 mila persone, che vivevano in condizioni di miseria, fame, promiscuità, malattie che si trasformavano in epidemie, molti sono avviati ai lager, su 15 mila bambini ne sono sopravvissuti 100. Eppure in questo inferno i prigionieri educano i loro bambini, ne sono testimonianza le poesie, i disegni, le commedie, gli spettacoli musicali arrivati a noi. Il ghetto è autogestito, i bambini sono divisi in classi, imparano la storia del proprio paese, a disegnare, a scrivere, i maestri riscrivono a memoria i libri, viene fatto un giornalino, per rallegrare i bambini vengono allestiti spettacoli. Una di queste opere, “Brundibar”, è stata rappresentata il 27 gennaio, giorno della memoria, al Conservatorio, davanti a una platea di ragazzi delle scuole milanesi, dapprima in clima da stadio e poi sempre più zitti e attenti davanti alla grandezza e alla dignità di uomini che, certo coscienti di un futuro di morte, hanno continuato ad educare, quotidianamente, alla vita e all’amore i loro bambini.

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