IL “MERCANTE” TRADITO
Andate a vedere “Il mercante di Venezia”. Il film è fatto bene ma è viziato da un inizio ambiguo. Il regista ha aggiunto un prologo, assente nel testo e nelle intenzioni di Shakespeare, nel quale insinua l’idea che il motivo della cattiveria dell’usuraio ebreo sia l’oppressione degli ebrei da parte dei cristiani. Spiegare la malvagità dell’ebreo Shylock con le sue condizioni storiche è assurdo quanto attribuirla alla sua appartenenza razziale. Nell’opera di Shakespeare, invece, il male nasce nel cuore, da una fonte diversa ma vicina a quella da cui, in tutti, scaturisce anche l’amore e l’allegra felicità di cui è ricca l’opera dello scrittore inglese. Con quell’arbitrario inizio, il regista si è messo furbamente al riparo dall’accusa di aver ripreso un’opera che dipinge gli ebrei in modo così negativo. E si è allineato al trito anticattolicesimo che domina il circuito mediatico. Ormai non c’è più un film storico in cui non compaia la figura dell’odioso inquisitore cattolico, che compie nefandezze in nome della croce. Cinema e tv sono zeppi di tabù, ma sembra che sulla storia della Chiesa cattolica si possa sparare indisturbatamente. La cosa grave è che, tranne poche eccezioni, i cristiani non reagiscono: o perché non capiscono o perché, in fondo, condividono.
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