ANGELICA E SAMAR INVITANO DON GIUSSANI A UN CAFFE’ IN COMPAGNIA

Di Calò Livné Angelica
17 Febbraio 2005
Ricevi tante lettere e questa volta chi ti scrive è una donna ebrea. Una madre d’Israele

Ricevi tante lettere e questa volta chi ti scrive è una donna ebrea. Una madre d’Israele. Sono nata a Roma ma vivo in un kibbutz della Galilea, sul confine, davanti al Libano e alla Siria. Conobbi i tuoi figli, i figli di Comunione e Liberazione, per caso, dopo aver scritto una lettera a chi accusava Israele di voler la pace per paura e chi l’accusava di violenza e spietatezza verso gli arabi. Cercavo di spiegare il nostro amore per la vita e la fonte inesauribile di speranza che attingevamo dalla Torà dai secoli dei secoli; le mie parole volarono sul mare, nell’aria e giunsero a due dei tuoi figli: Antonio Socci e Luigi Amicone. Iniziarono a chiamarmi sorella maggiore, mi guardavano con affetto, fui invitata al Meeting, in Sicilia, in Lombardia, a Madrid e fui avvolta da una nuvola di soffice calore, di attenzione vera, di gratitudine per il mio essere ebrea diversa e cosi uguale nel cuore. Erano i momenti tragici della seconda Intifada. Noi ebrei eravamo ancora una volta soli e improvvisamente un intero popolo ci tendeva una mano. Io parlavo dei miei 4 mila anni di storia e i tuoi figli annuivano con gli occhi scintillanti. Il popolo di Cl, il tuo popolo, accoglieva con rispetto il mio essere ebrea, la mia appartenenza, le mie tradizioni. Finalmente qualcuno ammetteva con semplicità che avevo anche io diritto a una vita. Due dei miei quattro figli si arruolarono nell’esercito per difendere la nostra casa e il popolo di Cl pianse con me. E quando unii ragazzi ebrei e arabi insieme per un Teatro di pace, il popolo di Cl rise, si emozionò e calò la maschera dal volto insieme a noi.
Poi conobbi Samar Sahhar, palestinese, Memores, che aveva raccolto a Betania, nel paese di Lazzaro, 120 bambini musulmani e a chi chiedeva come fosse possibile per lei, cristiana, rispondeva: «In che lingua piange un bambino?». Capimmo subito di essere sorelle e insieme iniziammo un cammino protetto dal Cielo, per raccontare che vivere insieme è possibile, che la diversità è una ricchezza, che se riesci a risvegliare in te la scintilla di D-o puoi imparare a risvegliarla in chiunque… e il mondo sopravviverà.
Caro don Giussani, io e Samar vorremmo tanto abbracciarti per questo piccolo miracolo che hai compiuto. Chiamaci, ti porteremo un piccolo dono dalla nostra terra. Dalla tua terra. Forse una pietra del profeta Elia, di quelle che luccicano al sole. Con affetto,

Angelica Calò Livné

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