UN “GRAZIE” A SILVIO
«Riguardo alla vicenda Fiat-GM siamo in balia di un trionfalismo eccessivo: altro che l’azienda che rimane italiana, sono loro che hanno pagato pur di non portarsela in casa. A Detroit Richard Wagoner è sottoposto a un vero e proprio processo per la firma di quell’accordo, ritenuto l’errore della sua vita». Oscar Giannino (nella foto), vice-direttore del Riformista ed esperto di economia, non ha dubbi nel valutare gli sviluppi della vicenda societaria del gruppo del Lingotto. Ma tra il molto che non va, trova anche qualche riflesso positivo: «L’amministratore delegato Marchionne ha indubbiamente svolto bene il mestiere per cui è stato scelto, anche se i problemi restano tutti, visto che con quanto incassato si paga un settimo dei bond in scadenza quest’anno. Non credo esista un problema di alleanze in sé, il problema è tutto italiano, ovvero l’eccesso di capacità nei segmenti “bassi” della Fiat. Dobbiamo essere chiari: un conto è rassegnarsi alla situazione permettendo all’azienda altre scelte sbagliate e un altro è mettere il management di fronte alla realtà, ovvero una ridiscussione seria della questione interna di Fiat. Che, però, continua ad avere problemi di cassa: metteranno mano al portafoglio gli azionisti o bisognerà creare una cornice “statale” attorno ai progetti? Una cosa è certa, l’attesa tra queste due ipotesi, per ora, è strumentale alla strategia dell’azienda. Una cosa mi preme sottolineare: il ruolo da uomo di Stato interpretato da Berlusconi nella vicenda, senza le sue pressioni su Bush difficilmente si sarebbe chiuso in questi tempi e in questi termini. Lo sa anche Montezemolo che, infatti, la sera della firma ha irritualmente ringraziato il presidente del Consiglio».
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