Il presidente che “fa gruppo”

Di Tempi
17 Febbraio 2005
DOPO AVER FATTO IL POMPEIRE NELLA QUERELLE LAPO-GIRAUDO, LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO è PRONTO IN LEGA CALCIO A STRAPPARE CON GALLIANI E A METTERSI CON L’AMICO DELLA VALLE

Uno sorride, l’altro mostra i denti, il terzo invita a far gruppo. Partiamo dai primi due. L’uno è Lapo Elkann, nipote dell’avvocato Giovanni Agnelli, noto per la creazione di felpe targate Fiat. L’altro è Antonio Giraudo, ad della Juventus, uso a dirigere più che a essere diretto. Sono i protagonisti di un botta e risposta inusuale per Torino, città abituata a dissimulare e non a schierarsi. Elkann: «La Juve è poco simpatica, vorrei vedere “smile” sulla maglietta». Giraudo: «Senza “smile” in 10 anni ha vinto 5 scudetti ed è andata 16 volte in finale di Coppe, vincendone 8. Il nostro stile è torinese, penso alla Fiat Auto dell’ingegner Ghidella: lui sorrideva poco ma macinava utili. Se parla così vuol dire che la famiglia intende tornare operativa, come Moratti, Berlusconi, Sensi». Una critica diretta a chi, dal 1994, pur controllando il 62 per cento delle azioni, non ha più investito nel club, lasciando la gestione alla cosiddetta “triade”: Giraudo, terzo azionista con il 3,6 per cento, il vicepresidente esecutivo Roberto Bettega e il direttore generale Luciano Moggi. Successi costruiti su un’attenta ricerca di giocatori a fine contratto, su un’oculata gestione del merchandising, su una mungitura costante dei diritti tv (69 milioni tra Sky e digitale terrestre). Ma in difficoltà rispetto a Milan e Inter.
Era logico, per un non-torinese, aspettarsi una simile replica giraudiana. Com’era logico attendersi la presa di posizione del “terzo”, vale a dire Luca Cordero di Montezemolo, entrato nella “famiglia” come presidente Fiat e consigliere dell’editrice La Stampa. Un “fare gruppo” che è stata la sua luce polare fin da quando, giovanissimo, diventò nel 1974 direttore sportivo della Ferrari. “Facendo gruppo” conquistò il titolo piloti con Niki Lauda. “Facendo gruppo” navigò con le vele di Azzurra. Per “rifare gruppo” rientra in Ferrari nel 1991 come ad: 5 titoli costruttori e 4 individuali con Michael Schumacher, grazie a Jean Todt inventato direttore generale e grazie ai soldi con cui la Ferrari ruba a Flavio Briatore tecnici e pilota che avevano condotto in alto la Benetton. Perché a LCdM non sono mai mancate ottime basi su cui lavorare, economiche e sociali (l’onnipresente Avvocato). Che ammansiscono le penne più avvelenate: rileggete l’intervista di Curzio Maltese datata 11 ottobre 2000 («Le critiche non sono mancate», la domanda più incisiva…). Che fanno dimenticare chi fosse il presidente del comitato organizzatore di Italia 90, con la costruzione di stadi-cattedrali nel deserto – il San Nicola di Bari e il Delle Alpi di Torino –, dai costi lievitati in maniera esponenziale. Che, fanno seppellire il 1990-91 da vicepresidente esecutivo della Juventus, annata di grande pregio per gli antibianconeri, il calcio-champagne di Gigi Maifredi.
Perché ricordarlo a chi è rimasto presidente della Ferrari e lo è divenuto pure della Fieg (gli editori italiani) e di Confindustria? Sarebbe volgare, come sarebbe volgare sostenere che, dopo essere stato candidato quale ministro di Silvio Berlusconi, ora LCdM condizioni le mosse antigovernative del Sole 24 ore, diretto da Ferruccio de Bortoli. Lui vi direbbe che è «una tempesta in un bicchier d’acqua» la querelle Elkann-Giraudo. Peccato che LCdM sia qualcosa in più che un amico per Diego Della Valle, patron della Fiorentina. E che il signor Tod’s abbia dichiarato guerra, in Lega Calcio, ad Adriano Galliani. E che questa sia vista come una fase del duello, a livello politico, tra i due poli. E che la Juventus, con il contratto della “triade” in scadenza nel 2006, potrebbe riposizionarsi in caso di ri-discesa in campo di LCdM, abbandonando la tradizionale alleanza con il Milan. Solo ipotesi?

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