ORGOGLIO CINESE

Di Rodolfo Casadei
17 Febbraio 2005
I primi campi profughi che si svuotano nell’Indonesia post-tsunami sono quelli abitati da cinesi

I primi campi profughi che si svuotano nell’Indonesia post-tsunami sono quelli abitati da cinesi. Il fenomeno è diventato vistoso nelle ultime settimane. Gli immigrati cinesi rappresentano solo il 4 per cento di tutta la popolazione indonesiana, ma sono la spina dorsale dell’economia nazionale: a seconda delle località, una percentuale fra il 50 e il 70 per cento del commercio è nelle loro mani. Tolong Menolong, la prima associazione di mutuo soccorso fra cinesi d’Indonesia uscita dalla clandestinità all’indomani dell’avvio del processo di democratizzazione del paese nel 1998, opera attivamente nei campi profughi attorno a Medan (Sumatra settentrionale) e nel quartiere cinese della città, dove molti sfollati hanno trovato ospitalità. La politica di Tolong Menolong è di rendere autosufficienti i profughi il prima possibile, e rispedirli nelle aree di Aceh in cui erano presenti, in modo che la presenza cinese si ricostituisca il prima possibile. In cambio dell’impegno scritto a non fare più ritorno al campo profughi o alla casa di accoglienza in Medan, ogni sfollato che rientra a Banda Aceh e dintorni riceve una provvista di alimenti, l’equivalente del costo del viaggio e denaro pari a 40 euro. Il governo non ostacola la procedura, nonostante la minoranza cinese non sia ben vista in Indonesia. «Se noi cinesi non torniamo – dice Lai Fuk Nyen, un costruttore – l’economia non riprenderà a funzionare. Se torniamo, ci sarà un miglioramento».

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