IPOTESI SU TORINO

Di Bobo
17 Febbraio 2005
Il 23 maggio 1953 un terribile tornado

Il 23 maggio 1953 un terribile tornado si abbatté su Torino. Breve ma devastante. Alla fine la guglia della Mole Antonelliana giaceva sradicata in un vicolo sottostante. L’angelo con la tromba in cima al campanile di borgo San Donato svettava ancora invitto. Tanto più sorprendente perché il campanile, alto poco meno di cento metri, ha una base di soli cinque metri per cinque: una sfida alle leggi della fisica. Eppure resse. Forse perché l’architetto rispondeva al nome di Francesco Faà di Bruno. L’opera del santo aveva resistito, là dove quella dei Liberi Muratori (perché orgoglio del potere massonico è la Mole) era franata.
Tutta la Torino di Vittorio Messori è intrecciata di questa lotta fra luce e tenebre. Grandi santi e grandi anticlericali, la carità di Giovanni Bosco e l’azionismo del liceo d’Azeglio, i pellegrinaggi a Lourdes organizzati dalla Fiat di Valletta e l’ortodossia comunista che li bloccò (perché non poteva riconoscere che la maggior parte degli operai erano cattolici), l’ombra di Satana (perché Nietzsche rimase folgorato dalla città?) e la più sacra reliquia della cristianità. Un viaggio affascinante in una città che è anche una chiave della storia d’Italia.

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