CARO MANNHEIMER, LA MIA CHIESA ADESSO E’ UN’ALTRA

Di Brandirali Aldo
17 Febbraio 2005
L’antefatto: la sinistra decide di chiamarsi “Unione”, il Corriere della Sera decide di tentare un parallelo con l’Unione dei Comunisti che Brandirali aveva costituito nel ’68.

L’antefatto: la sinistra decide di chiamarsi “Unione”, il Corriere della Sera decide di tentare un parallelo con l’Unione dei Comunisti che Brandirali aveva costituito nel ’68. Lo scopo è evidentemente ironico, un poco di presa in giro per Prodi. Lo scoop giornalistico viene costruito con una intervista a Mannheimer, il quale a sua volta tira in ballo anche la sua ex Barbara Pollastrini, e altri famosi della Milano “di sinistra”, tutti che non possono cancellare i brevi periodi di esperienza nel gruppo di Brandirali. Qualche settimana fa la Pollastrini, intervistata da Sabelli Fioretti dovette giustificare questa militanza di trenta anni fa, e disse: «ma sono stata nell’Unione solo per quattro mesi». La stessa cosa è accaduta recentemente a Giuliana Del Bufalo che in una intervista dovette rendere conto della sua esperienza con Brandirali. In queste cose se la cava meglio Santoro, che esprime da subito un grande rancore verso Brandirali. Ma torniamo a Mannheimer che dice: «L’Unione era una chiesa… il Papa era Brandirali… musica per le orecchie di Romano Prodi: mica male se la sua Unione volesse in qualche modo ispirarsi alla vecchia».
Ora la parola spetta a me, la Stampa di Torino mi ha chiesto se volevo i diritti d’autore, ho risposto che l’Unione di Prodi ha una grande differenza: deve mettere assieme culture incompatibili, cosa che non era per me nel ’68, io ho solo dovuto inventare un comunismo originale capace di chiedere gli occhi davanti al comunismo realizzato. Ma lasciamo stare le spiegazioni su cosa era la mia Unione, che io preferisco chiamare “Servire il popolo”, come chiamava il nostro giornale. Io sono diventato cattolico e voi capirete che mi interessa non lasciare equivoci attorno al fatto che il mio gruppo era chiesa e che io ero il Papa. Quante volte si è detto che il Partito comunista era una chiesa? Ogni identità potrebbe essere sottoposta all’ironica definizione di chiesa. Il punto è che la Chiesa, quella cattolica, è il corpo di Dio che si è fatto uomo, è una iniziativa di Dio e dunque è il contrario di un qualsiasi gruppo, è una realtà universale, è l’annuncio di un fatto accaduto per tutta l’umanità. Dunque, caro Mannheimer, devi comprendere che il mio desiderio di profondità mi ha portato fuori dai gruppi politici. Per questo avverto Prodi che l’unione è impossibile agli uomini, lo dimostra l’Unità, che come giornale oggi appare un organo di divisione cristallina fra comunisti e non comunisti. Parliamo poi dell’essere Papa dentro un proprio gruppo. Credo che Mannheimer mi definisca Papa perché mi consideravo la suprema sintesi del nostro modo di pensare. Se è di questo che si vuol fare paragone con Prodi, allora avverto Prodi: era Stalin che faceva la “suprema sintesi” e a lui venne l’idea di rispondere a chi gli parlava della grande forza del Papa cattolico: “Quante truppe ha?”. Prodi effettivamente pensa di essere “colui che può rappresentare tutto il centro-sinistra, da Bertinotti a Di Pietro”. Credo che il compito sia difficile e non gli convenga fare la suprema sintesi, forse è ancora più adeguato il diffuso paragone con la mortadella, ovvero con un grande prodotto bolognese che è il risultato della frullatura di diverse carni.
P.S. Informo i signori giornalisti che, se vogliono ulteriormente parlare di me, nel 1991 sono stato a Baghdad con Formigoni, mi sono occupato dei contatti per iniziative solidaristiche con il popolo irakeno. Ero dunque critico verso gli americani che praticavano l’embargo verso l’Irak. Ma non mi meraviglio che la stampa pacifista oggi trovi ragione di scandalo verso chi ha tenuto contatti con l’Irak, si tratta di campagna elettorale. Attaccano Formigoni e io sono lasciato in pace perchè non sono in lista per le elezioni.
Aldo Brandirali

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