STACCARE LA SPINA AI SEQUESTRATORI
La visione del video di Giuliana Sgrena prigioniera dei Mujahidin senza frontiere strappa lo stesso grido che lanciò Marshal McLuhan, il grande massmediologo, davanti all’incalzare delle Brigate Rosse alla fine degli anni Settanta: «Staccate la spina». Sì, staccate la spina cari colleghi delle tv, non fateci più vedere la collega del Manifesto piangente e implorante, non inculcateci più la geometrica onnipotenza dei terroristi baathisti-islamici. Autocensuratevi, per favore. Ci sono almeno tre buone ragioni per farlo.
La prima è che la persona che si vede nel video non è Giuliana Sgrena, ma un pupazzo, una vittima drogata, un essere umano sotto tortura, una schiava. Fa pena leggere sul giornale di cui è redattrice che «dice le cose che ha sempre detto». No, siamo tutti spettatori di una recita forzata, della manipolazione di una persona in una cosa: lo strumento di un progetto politico che non è, se non in minima parte, il suo. Chi continua a guardare è complice dello sfiguramento di un essere umano.
In secondo luogo, è evidente che i terroristi iracheni fanno irruzione sugli schermi delle nostre tv per acquisire il potere che la loro debolezza politica e militare non gli consente di avere. Battuti dalla coraggiosa partecipazione elettorale di otto milioni e mezzo di iracheni, contenuti dalle truppe della coalizione e dalle forze di sicurezza irachene, i terroristi cercano di riaprire i giochi con un blitz emotivo da cui sperano il risultato supremo: il ritiro degli stranieri dall’Irak, che aprirebbe la strada ad una nuova dittatura baathista-islamica.
Infine, è necessario staccare la spina per prevenire futuri rapimenti: se il valore mediatico dei sequestri di stranieri si abbassa sensibilmente, l’interesse dei terroristi a compierli scemerà conseguentemente.
Molti obietteranno (come fecero 27 anni fa con McLuhan) che nella società della comunicazione è impossibile. Falso. Al Jazeera dispone del video dell’uccisione di Fabrizio Quattrocchi, ma non l’ha mai trasmesso. Chiedetevi perché.
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