TORINO LOCOMOTIVA DELL’ARTE? Sì, MA SERVE PIU’ CORAGGIO

Di Tempi
24 Febbraio 2005
Torino si definisce la locomotiva dell’arte contemporanea in Italia

Torino si definisce la locomotiva dell’arte contemporanea in Italia. È così? Per la produzione e il sostegno di progetti culturali, da parte degli enti pubblici – Comune, Provincia e, in primis, la Regione – sicuramente sì, e non ha eguali nel resto della penisola. Offre un supporto concreto alle idee e contribuisce, indirettamente, a fornire occasioni di formazione sul campo per i curatori indipendenti che, raramente chiamati dalle istituzioni museali, pubbliche o private, a ricoprire ruoli curatoriali e gestionali, vivono in una sorta di limbo. Dati sconfortanti emergono, però, dalla recente politica espositiva messa in atto dalle istituzioni: grandi eventi come “Gli Impressionisti e la neve”, ricalcano formule che sono nate per rilanciare la provincia italiana, ma non una capitale che ambisca di esserlo. Basta il successo del botteghino a definire la città “locomotiva della cultura italiana”?
Torino sta dando contributi significativi per una nuova museologia. Si stanno sperimentando nuovi modelli gestionali sotto la Mole, con la nascita di Fondazioni e Agenzie per la promozione e la valorizzazione di musei e residenze. Ma che succede alle collezioni museali? Scopriamo un gusto omologante della storia dell’arte, che fa relegare nei magazzini gli autori piemontesi del Novecento che un tempo figuravano tra le opere esposte nelle collezioni permanenti della Galleria d’arte moderna (Gam). Imbarazzo per le radici storiche locali, poco trendy? O piuttosto, inseguimento di un modello dettato dai grandi cenacoli museali e mercantili internazionali, da cui Torino è esclusa?
E poi il Castello di Rivoli, porta dell’internazionalità artistica in Italia, quale indotto sull’arte emergente ha contribuito a formare in città? Ha influito sulla formazione culturale del pubblico, ma non nel potenziare un circuito galleristico, tant’è vero che gli unici artisti contemporanei italiani che hanno esposto a Rivoli provengono dall’area milanese, area che gode di un forte polo mercantile, i cui artisti sono i soli che riescono a bucare la cortina di silenzio che avvolge la nostra giovane arte italiana all’estero, presenziando alle aste (si veda Maurizio Cattelan e i 3 milioni di dollari aggiudicati da Sotheby’s per una sua opera), e nelle più prestigiose mostre di livello mondiale.

Ivana Mulatero

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