L’ESTRO CALCISTICO DEL GIUS
Me ne venivo via dal Duomo quando ho incontrato il mio amico Roberto Perrone. Per tirarci su il fisico – il morale era buono, malgrado il dolore che ci aggrediva più del freddo – siamo andati a comprarci un paio di mozzarelline da Mandara. Camminando abbiamo cominciato a fare un gioco. Chi o cosa sarebbe stato don Giussani nel calcio? Sarebbe stato Arrigo Sacchi col suo gioco che s’imponeva ovunque. Sarebbe stato paterno come Rocco ma essenziale come Bagnoli. Sarebbe stato il sinistro di Maradona, il colpo di testa in tuffo di Riva, la rovesciata di Piola (quella delle Panini), il gol annullato a Platini nell’Intercontinentale del 1985, la grande positività lombarda di Peppin Meazza. Sarebbe stato l’urlo di Tardelli, il sinistro di Boninsegna in Italia-Germania 4-3, il rigore di Shevchenko a Manchester.
Però sarebbe stato anche Pessotto, e tutti i giocatori poco visibili ma insostituibili e come Cassano, genio puro e malandrino. Sarebbe stato la tripletta di Rossi al Brasile e la doppietta di Pato Aguilera a Liverpool (marzo ’92). Sarebbe stato una discesa di Facchetti, una giocata di Cruyff, una rete di “culo basso” Muller. Sarebbe stato il bello del calcio. E fanculo a Merlo.
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