IL COMPLESSO CINESE DI PRODI E L’HORROR RELIGIOSO DI MEL
Caro direttore, la lettura dei giornali riserva a volte momenti che, se non fossero tragici, sarebbero di autentico spasso. Rileggo l’intervista rilasciata da Prodi al Mattino di Napoli del 19 febbraio. Rispondendo al giornalista che chiedeva lumi su cosa dovesse fare l’Italia per non “perdere il treno” degli investimenti cinesi in Italia, il Professore ha risposto: «Guardi, i dirigenti cinesi hanno detto: dovete garantirci che non ci saranno pizzi, né pressioni, né comportamenti illeciti». Dovremmo garantire (e come poi? Stipuliamo un contrattino?) che non ci sia il pizzo ai dirigenti di uno Stato che continua a dirsi comunista, in cui migliaia di persone sono condannate a morte ogni anno, in cui è reato avere più di un figlio, in cui la libertà religiosa è inesistente, in cui vescovi e sacerdoti vengono fatti marcire in prigione, in cui la corruzione, soprattutto di quei dirigenti, è la regola. Il Professore non finisce mai di stupire per i danni che reca all’Italia per i suoi interessi di bottega, ma mi pare che avere complessi di colpa e di inferiorità anche nei confronti dei cinesi sia davvero troppo.
Vittorio Colella Albino, Roma
Vi comunico questa chicca: il 19 febbraio, facendo zapping sui canali Sky, mi sono fermato su un canale che presentava la notte degli Oscar di prossima visione. Nell’indicare un film “scontento” per non avere ricevuto la nomination all’Oscar, la voce fuori campo ha etichettato il film di Mel Gibson “The Passion” come un «horror religioso». Niente male, vero?
P.S. Dato che venerdì, nell’ambito del quaresimale, il parroco della parrocchia dove abito, Parrocchia di S. Carlo a Novate Milanese, don Giovanni Scrosati proietterà in chiesa il suddetto film, per la prima e credo unica volta assisterò in chiesa ad un film dell’orrore.
Antonio Melfi, Milano
Caro Luigi, sono stato un tuo (quanto mai riottoso e contestatore) allievo negli oramai lontani anni liceali (1985-1986 Liceo Cremona 4-5 B). Era molto tempo che volevo scriverti questa lettera ma non ho mai trovato il coraggio; la scomparsa di don Giussani mi ha fatto però riflettere ritornando ai tempi andati per riconsiderarne criticamente gli eventi alla luce della mia esperienza di vita. Mi sono sovvenute le tue lezioni, le letture del Senso religioso, don Pontiggia, le feste all’oratorio di Santa Maria alla Fontana, un’incredibile partita Sinistra-Cl terminata 0-0 nonostante l’estro del Vs pibe de oro Ornaghi… anche nella contrapposizione trovavamo sempre momenti d’incontro ed esperienze in comune che sono un po’ il sale dell’esistenza umana. In questi anni non ho trovato la fede (cercandola saltuariamente e in maniera discontinua a dire il vero) e sono fondamentalmente rimasto un cane sciolto, a-ideologico, tendenzialmente di sinistra ma poco ortodosso e ben distante dai chierici di quella “chiesa” che un po’ come i monaci del V secolo cercano di tenere insieme i cocci post crollo 1989. Non l’ho trovata forse per sfiducia nelle istituzioni ecclesiastiche e diffidenza verso esperienze comunitarie come quella di Comunione e Liberazione, nonostante positive testimonianze di persone a me molto vicine (mia cugina Stefania e suo marito Giorgio sono con l’Avsi a Belo Horizonte). Mi rimane il gusto del confronto ed il piacere di incontrare altri uomini e dialogare, ed è sicuramente questo il motivo che mi spinge a scriverti pubblicamente (spero mi perdonerete la logorrea) e spero di poterti risentire presto.
Angelo Cangemi
Dici il vero, Cangemi, quello che ci è stato dato attraverso don Giussani è una cosa semplice ma nient’affatto scontata: l’amicizia al Destino, l’ut sis, il «voglio che tu sia te stesso». E l’uomo “se stesso” è quella cosa speciale in tutto l’universo che, in qualunque situazione saltuaria si trovi, qualunque tessera di partito, soldi o meno abbia in tasca, è mendicanza del Mistero che fa tutte le cose, perché della ragione. Spero di rivederti presto, caro amico. L’indirizzo lo conosci. Ciao.
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