UN PROGRAMMA IN TRE “S”
Come uscire dalle secche della stagnazione? Come invertire il corso che l’economia e la società italiana hanno imboccato? Si può cambiare rotta? Sono alcune delle domande a cui hanno cercato di rispondere Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di Scienze politiche dell’università Cattolica di Milano, Michele Salvati, docente di Economia politica presso l’università Statale e Giulio Tremonti, vice-presidente del Consiglio dei Ministri nell’affollatissimo convegno (“Ce la faremo?”) tenutosi lunedì 2 maggio presso l’aula magna dell’università Statale di Milano. Organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà e moderato da Giorgio Vittadini, l’incontro ha fornito l’occasione per una riflessione approfondita sulle ragioni che hanno reso possibile il rallentamento dell’economia italiana e il suo graduale scivolamento verso un declino tanto precoce quanto drammaticamente incipiente.
Per Alberto Quadrio Curzio, «l’Italia non può pensare di mutuare modelli esteri come il dirigismo francese o il thatcherismo britannico poiché la specificità unica della nostra economia, con oltre 4 milioni di piccole aziende, necessita di una ricetta ad hoc basata sulle “3 S”: sviluppo, solidarietà e sussidiarietà». Per Quadrio Curzio «è fondamentale non solo puntare su ricerca e sviluppo oltre che su forme aggregative economiche a rete, ma anche ridurre drasticamente le 15 mila istituzioni pubbliche ancora presenti nel paese attraverso un trasferimento di responsabilità ai soggetti sociali».
Più storica la lettura che del fenomeno ha fornito Michele Salvati, per il quale «la situazione è certamente seria ma come ci ha insegnato la storia questo paese è perfettamente in grado di uscirne e ripartire». Conditio sine qua non per il rilancio è però, a detta di Salvati, «un rinnovato approccio di coraggio e onestà da parte dei politici nei confronti del paese. Bisogna cioè avere il coraggio non solo di scelte impopolari ma di dire chiaramente ai cittadini che di fronte a loro ci sarà un lungo periodo di impegno straordinario che imporrà sacrifici a fronte di esiti lontani nel tempo: un suicidio, elettoralmente parlando, ma per riuscire ad avere maggiore efficienza e competitività, per tagliare i troppi gangli che paralizzano la pubblica amministrazione, per affrontare e risolvere una volta per tutte i gravi problemi che bloccano il Mezzogiorno occorre fare ciò che non si è fatto per tutti gli anni 70 e 80, decenni spesi a inseguire temi solo macroeconomici e a creare un debito senza eguali». Giulio Tremonti ha invece rilanciato la proposta di dedicare un secondo “8 per mille” alle attività di volontariato, no profit, ricerca: «Con un limitato quantitativo di denaro – ha dichiarato il vicepremier – si investirebbe in un settore come il no profit ottenendo un effetto leva impressionante. Il ritorno sarebbe eccezionale, modificherebbe anche la struttura del rapporto politico, dando agli individui la possibilità di scegliere a chi destinare questa risorsa». Secondo Tremonti, «questo può essere un punto su cui riflettere: non è una proposta di destra né di sinistra, ma sarebbe utile nei casi in cui un governo si trova di fronte a scelte difficili, di vita o di morte, soprattutto nel campo del Welfare». (M.B.)
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