PATRIOTI SCHIZOFRENICI
Le sceneggiate inscenate dall’opposizione in Parlamento e i titoli apocalittici della grande stampa contro la riforma federalista delle istituzioni recentemente approvata hanno stabilito un nuovo record di ridicolaggine nella vita politica italiana. Gridare alla “patria perduta” davanti ad una Costituzione che permette al parlamento nazionale di cassare le leggi regionali se ritiene che contraddicano l’interesse nazionale, che istituisce un Senato federale che federale non è nemmeno dipinto, che rimanda alle calende greche l’introduzione del federalismo fiscale, che continua a trasferire come prima risorse dalle regioni più ricche a quelle economicamente svantaggiate, è qualcosa che evoca più la tradizione della commedia dell’arte italiana che non il ragionare politico.
Denunciare come una sciagura, all’alba del XXI secolo, la devolution regionale dell’educazione perché per “fare gli italiani” ci sarebbe ancora bisogno di un sistema scolastico monolitico dalle Alpi alla Sicilia, denota più una deformazione sabauda dello sguardo che non un autentico spirito liberal-nazionale. Preferiamo il liberale Luigi Einaudi che già 50 anni fa scriveva che «monopolio, uniformità e conformismo» erano «causa di decadenza e di mortificazione» della scuola di Stato. Lanciare l’allarme sul pericolo rappresentato da una polizia regionale come ha fatto Diliberto o irriderla come un’anticaglia nell’era della globalizzazione come ha fatto D’Alema è segno di provincialismo, quando si pensa che Germania e Spagna fanno benissimo con la loro polizia regionale, oggi come ieri.
I novelli patrioti italiani sono gli stessi che in altra sede esaltano la devoluzione della sovranità nazionale all’Onu delle burocrazie terzomondiste e ad un’Unione europea sempre più paravento degli interessi nazionali egemonici di Francia e Germania. Di solito gli schizofrenici si fanno curare dallo psichiatra: da noi si candidano al governo del paese.
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