SERVE UN’ALTRA LEGGE AMATO

Di Bottarelli Mauro
31 Marzo 2005

Poli aggregati per lanciare la sfida bancaria italiana all’Europa o sviluppo del credito territoriale, la grande sfida delle popolari preconizzata tre anni fa da Mazzotta di Bpm? La fonte di Tempi non ha dubbi: «Attenzione, la situazione è diversa e non va confusa. Tutte le grandi operazioni in Italia le fanno le banche americane e questo anche se potrebbero farle benissimo le banche italiane. Allora io dico: se un’azienda raccoglie risparmio sul territorio lombardo dove sarebbe lo scandalo se una parte degli investimenti dovesse avere priorità di utilizzo per la Lombardia? Parliamoci chiaro: non so fino a che punto Abn Amro abbia interesse a finanziare le micro-imprese del Veneto, perché è un colosso che fa grandi operazioni internazionali. Quindi, anche se sono un gigante è giusto che se vado a prendere soldi senza rischio, qualcosa devo rischiare in altro modo, cioè collocando parte del capitale in loco». Forte identità di credito territoriale, ma serve anche un grande soggetto per giocare alla pari sullo scenario europeo. «Certo, ora servono scadenze precise per le aggregazioni: Unicredito-San Paolo sono troppo grandi per l’Italia ma non contano in Europa, una loro aggregazione potrebbe risultare vincente, anche senza Intesa, che da par sua può giocare un’altra partita grazie alla partnership importante con Credit Agricole.
Detto questo, via con le banche di territorio: occorre favorire aggregazioni sullo stile di quella tra Novara-Verona e Lodi oppure altre soluzioni per le quali teniamo il valore di retail sul territorio (ovvero il nome) e creiamo insieme alcune società-prodotto per offrire reti e servizi, come la gestione del risparmio e l’investment banking. Il problema vero, però, è un altro». Quale? «Per salvarci dal Titanic, bisogna rifare per due anni la legge Amato con incentivi a livello di politica economica e fiscale e aiuti per le aggregazioni bancarie: se si fanno bene, altrimenti dimostreremo la nostra immaturità una volta per tutte e spalancheremo le porte agli investitori stranieri».

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