BOLLICINE IPOCRITE
Cattiva Coca Cola, l’Università di Roma Tre non può macchiarsi di una colpa tanto grave e perciò ti espelle dall’Università. è la sceneggiata tragicomica che si è svolta nel Senato accademico dell’Università capitolina. Protagonisti un gruppetto di giovani rappresentanti della sinistra studentesca e il rettore Guido Fabiani. I fatti sono noti. I quattro rappresentanti (sostenuti dalle liste Ricomincio dagli Studenti e Rete Universitaria dei Movimenti) presentano una mozione in cui chiedono «la progressiva, ma rapida, sostituzione delle attuali macchine distributrici di bevande e snacks con macchine distributrici di bevande e snacks del Commercio Equo e Solidale e/o (in via immediata, ma momentanea) di prodotti il cui marchio non sia legato al livello internazionale alle vicende di cui sopra». Il Senato, formalmente, “prende atto” della mozione, ma poi qualcosa si inceppa. Il Rettore smentisce, ritratta, arriva a dichiarare che la mozione sarebbe stata esaminata in un momento di “stanchezza” collettiva. Gli studenti accusano il Rettore di comportamento «irresponsabile». La Rete Boicottaggio Coca Cola (Reboc), il 9 marzo sul proprio sito saluta quanto accaduto come «un passo in avanti della campagna di boicottaggio a Roma».
SOLIDALI COI PROPRI INTERESSI
Uno dei Consiglieri di amministrazione dell’Università, Matteo Zaccari, eletto nelle file della Rete Universitaria dei Movimenti, è il vice presidente di una società cooperativa che si chiama Capo Horn. La stessa, oltre a comparire nella lista delle botteghe del commercio equo e solidale, aderisce alla campagna “Boycott Coca Cola” promossa dal Reboc. Sono in molti, all’interno dell’Università, a credere che la mozione presentata altro non sia che uno scambio di favori tra amici. Massimiliano Smeriglio, Presidente dell’XI Municipio del Comune di Roma (il primo Municipio in cui è diventato effettivo il boicottaggio della Coca Cola a Roma) può citare nel suo curriculum anche un’esperienza di docente di Educazione all’imprenditoria sociale nel Master Universitario in Politiche dell’Incontro e mediazione culturale dell’Università di Roma Tre.
Già altre volte il Rettore Guido Fabiani, si è fatto promotore di interessanti iniziative. Come il 20 marzo del 2003 quando, a seguito dell’attacco americano in Irak, decise di sospendere per un’intera giornata la didattica per permettere a tutti di partecipare alle manifestazioni pacifiste. E lo scorso 13 dicembre, il giorno dopo una conferenza del ministro Alemanno nella Facoltà di Scienze politiche, il capogruppo dei Comunisti italiani in Consiglio regionale del Lazio, Alessio D’Amato, accusò il ministro di «interruzione di pubblico servizio» per aver impedito ad alcuni studenti di entrare in Facoltà. Peccato che D’Amato si sia dimenticato di dire che il fatto fosse riconducibile a motivi di sicurezza e che quella conferenza fu segnata da scontri tra gli studenti di destra e gli studenti di sinistra che volevano impedire al ministro di partecipare al convegno con slogan come «fascisti carogne tornate nelle fogne». Eppure fatti analoghi non si erano mai verificati quando Roma Tre ha ospitato: Francesco Rutelli, Fausto Bertinotti, Luigi Berlinguer (al quale ha anche conferito una laurea honoris causa), Walter Veltroni e Michele Santoro. E nel novembre dello scorso anno, si svolse, all’interno della Facoltà di Lettere, l’assemblea nazionale dei docenti universitari (ovviamente contro-Moratti) a cui parteciparono la deputata della Margherita Franca Bimbi e i senatori Ds Chiara Acciarini, Luciano Modica e Luciano Guerzoni.
GUIDO FABIANI FOR PRESIDENT
Il problema sta nella militanza politica del Rettore Fabiani. Sicuramente uomo molto vicino alla sinistra, è da qualche mese invitato a partecipare ai lavori della commissione nazionale per il progetto dei Democratici di sinistra presieduta da Pieluigi Bersani. Indiscrezioni dicono che, lo scorso anno, l’Ulivo lo avrebbe voluto candidato alle elezioni Europee, ma lui rifiutò, e in molti giurano che lo abbia fatto in vista di un posto sicuro alle politiche del 2006. Nel frattempo si gode il suo ultimo mandato da Rettore. Alcuni scherzano sul fatto che la sua elezione sia avvenuta in maniera “bulgara” (Fabiani unico candidato), ma c’è anche chi non esita ad ammettere che «candidarsi contro Fabiani avrebbe significato darsi la zappa sui piedi. Lui avrebbe vinto e il suo avversario sarebbe morto». Così il nostro Rettore sistema le ultime cose in vista del grande salto.
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