LA PARODIA DELL’ECO
Il giocatore giocato. O l’interprete interpretato. O ancora lo sfottitore sfottuto. Tanti potrebbero essere i sottotitoli di questo divertissment di Franco Palmieri.
Di mestiere direttore del Museo storico dei giochi del ‘900 a Roma, per passione uomo di lettere e di cultura (il suo Il pensiero militante è fondamentale nel mettere alla gogna l’ideologia nostrana), oggi si diverte a smontare l’ultimo successo di Umberto Eco, La misteriosa fiamma della regina Loana, con le stesse armi dell’analisi linguistica e semiologica. Con, in più, un ingrediente fondamentale: una dose massiccia di umorismo. Il risultato è un fuoco d’artificio di giochi di parole, di anagrammi che rivelano (presuntissimi) significati occulti, di acuminata ironia nei confronti dei maîtres a penser nostrani, che tranquillamente mescolano supponenza politica, imbonimento del popolo e sostanziosi introiti. Palmieri, poi, è del mestiere.
E così ha buon gioco a fare le pulci al catalogo di oggetti anni Trenta su cui è costruito il romanzo di Eco, mettendo in fila il vero repertorio-giochi di un bambino italiano middle-class dell’epoca. In tempi plumbei una salutare iniezione di buon gusto e arguzia.
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