COSA VI DICEVAMO? FORMIGONI DOCET
La Casa delle Libertà ha preso una batosta. Chi lo nega non ci fa, ci è. Prenderne atto significa riflettere su alcune cose. Primo: il matrimonio tra l’immagine sorridente e la negazione della realtà – siamo forti, va tutto bene, perderemo qualcosina perché l’economia non va, eccetera – è andare a nozze con i fichi secchi, perché la realtà è più testarda di te. Secondo: se non si riesce a intercettare il desiderio di realtà, identità, orgoglio di appartenenza che sono emersi dentro vicende gravi ed eccezionali (l’incontro tra tanti laici e cattolici in materia di guerre culturali, la passione non zapateriana di un Papa e della sua Chiesa, il sacrificio dei militari italiani nella ricostruzione dell’Irak) significa che qualcosa non funziona, non è in connessione, è altrove, là in alto rispetto al paese reale. Terzo: ponetevi la domanda voi di Corte e di Palazzo, secondo voi perché in Lombardia Formigoni rivince e rivince alla grande nonostante sia al terzo mandato e Forza Italia implode? Perché Formigoni rappresenta una identità chiara, una squadra che lavora, un politico che non si affida alla sola immagine e che, soprattutto, è espressione di un popolo. Terza osservazione. L’opposizione fa bene a cantare vittoria, ci mancherebbe. Ma rifletta: vittoria espressione di quale politica e di quale unità? Nell’indiscutibile successo del centro-sinistra a noi pare ci sia più la miopia del centro-destra che il merito dell’Unione. Più la frustrazione di cittadini delusi, che il consenso intorno a una politica. Più barricate conservatrici e corporative, che forze di progresso. Cos’è infatti che unisce l’Unione? Cos’è che tiene insieme Margherita e Rifondazione? Cos’è che c’è tra Bertinotti e Prodi, tra Lusetti e Vendola, tra Rutelli e Cossutta? C’è, unicamente, un progetto di potere, si ricordi la profezia delnociana, «è effettivamente ipotizzabile una sorta di neoclericalismo, in cui confluiscano cattolici senza fede e comunisti senza fede; la mancanza di fede servendo da cemento».
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