IMAD, GIORNALISTA MUSULMANO CON LA NOSTALGIA DEL PAPA
I tre giorni di lutto nazionale dell’Egitto e la profonda emozione con cui anche le masse arabe e musulmane hanno accompagnato gli ultimi giorni della vita del Papa di Roma, «non si spiegano soltanto con la simpatia per l’uomo buono e pacifico. No, non è soltanto per la sua posizione contro la guerra che il mondo musulmano ha seguito con trepidazione, partecipazione e affetto l’agonia e la morte di Giovanni Paolo II. è perché era davvero un uomo di Dio, un giusto». è quanto spiega a Tempi Imad El Atrache, vice responsabile esteri di Al Jazeera, che ha vissuto a lungo in Italia, dove ha studiato Ingegneria al Politecnico di Milano, ha svolto il suo primo apprendistato giornalistico e dove è tornato a più riprese negli scorsi mesi (pare per offrire il suo contributo alla soluzione del dramma degli ostaggi italiani in Irak). Adesso si trova a Roma con una troupe della nota tv del Qatar – la più diffusa nel mondo islamico – e sarà domani in piazza san Pietro tra le centinaia di giornalisti che seguiranno e commenteranno le imponenti esequie di Giovanni Paolo II.
El Atrache non dimentica i suoi incontri personali con il Papa. «Il primo risale al febbraio 1997, quando accompagnai in Vaticano il nostro compianto primo ministro Rafik Hariri. Poi rividi il Santo Padre nel corso del suo viaggio in Libano, dove toccai con mano la sua predilezione per il nostro paese, storico simbolo di convivenza tra cristiani e musulmani. è un motivo di dolore in più assistere alla scomparsa di un Papa che è stato così amico del mio popolo. Spiace poi che Giovanni Paolo II sia scomparso proprio adesso che il Libano si avvia a riscoprire anche sul piano politico e civile questa sua antica vocazione di società costruita insieme da musulmani e cristiani». Naturalmente El Atrache preferisce non commentare l’annunciato ritiro di tutte le truppe siriane dal Libano entro la fine di aprile, ma si dice sicuro del fatto che «il popolo libanese oggi è più unito che mai».
Annalena Valenti
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