VOTATI AL RIFORMISMO
«Se vogliamo dimezzare i tempi e il costo della realizzazione delle grandi opere di cui la Lombardia ha bisogno, dobbiamo applicare il modello della nuova Fiera di Milano: partenariato fra tutti gli enti coinvolti nella realizzazione, affidamento dei lavori a un general contractor, affiancamento all’ente pubblico responsabile dell’opera di un soggetto tecnico che parla la stessa lingua del general contractor privato». Le urne da cui Roberto Formigoni è emerso presidente della Lombardia per la terza volta sono ancora calde, ma Raffaele Cattaneo s’è già tuffato nel suo nuovo ruolo di consigliere regionale e di assessore di alto profilo in pectore con lo stesso piglio manageriale con cui per dieci anni si è mosso nelle alte sfere dirigenziali della Regione Lombardia: Direttore Attuazione Programma, Vice Direttore Generale della Presidenza, Vice Segretario Generale, Direttore Programma e Relazioni Esterne. Dieci anni di programmazione strategica, di coordinamento delle 17 Direzioni generali della Regione, di tessitura della rete dei rapporti con le istituzioni del territorio e i soggetti della società civile. E adesso il passaggio alla responsabilità politica perché, dice, «voglio partecipare alla sfida del progetto riformista insieme all’unica persona oggi in grado di rispondere a tale sfida e che si trova nell’unico posto giusto per farlo: Roberto Formigoni». Idea per nulla stravagante, quando si considera che il dirigente Cattaneo è cresciuto alla scuola di Piero Bassetti, di cui è stato capo di Gabinetto quando l’ex presidente lombardo era presidente della Camera di Commercio di Milano. Un grande elettore di centro-sinistra che ha votato e fatto votare Formigoni governatore. Cattaneo, insomma, è uno dei personaggi chiave per capire dove andrà la nave di capitan Formigoni nei prossimi cinque anni di una navigazione che si preannuncia difficile.
Raffaele Cattaneo, questa volta non c’è molto tempo per celebrare la vittoria. Cosa farete nei primi cento giorni del Formigoni III?
Anzitutto approveremo la legge sulla sussidiarietà, che diventerà il principio ordinatore dei rapporti fra le istituzioni e fra queste e i cittadini. Ciò che finora è stato prassi politica ed amministrativa diventerà acquisizione giuridica irreversibile. La sovranità sarà definitivamente restituita ai cittadini. In secondo luogo, rimetteremo al centro la questione della competitività della Lombardia: creeremo un comitato che riunirà i 20 protagonisti della competitività italiana nel mondo, tutti già presenti nell’economia lombarda; imprenditori come Tronchetti Provera, Colaninno, ecc. In terzo luogo, daremo un segnale forte per quel che riguarda le infrastrutture per i trasporti: grazie al nostro pressing entro aprile il Cipe approverà la realizzazione della Pedemontana e della Bre.be.mi, le due autostrade regionali di cui abbiamo assolutamente bisogno. E allora si vedrà se i nostri avversari del centro-sinistra vogliono veramente le infrastrutture per la Lombardia.
A proposito, in campagna elettorale l’opposizione ne ha sparate delle grosse, ma le critiche sul deficit di realizzazioni infrastruttturali non sono sembrate campate per aria.
Questo è vero solo in parte. Nella maggioranza dei casi, non è la Regione a dettare i tempi per la realizzazione delle grandi opere: servono approvazioni, autorizzazioni e finanziamenti che non sono nelle nostre mani, noi possiamo solo spingere, incalzare e insistere. In Italia i tempi medi di realizzazione delle grandi opere si aggirano fra i 15 e i 20 anni: e sono i tempi che stanno prendendo certe infrastrutture lombarde, come il passante ferroviario di Milano. Ma dove competenze importanti sono state trasferite alla Regione, le cose sono cambiate: secondo uno studio della Bocconi, che l’Ente Fiera aveva fatto proprio, ci sarebbero voluti dieci anni e duemila miliardi di vecchie lire per il nuovo polo fieristico di Rho-Pero, invece siamo stati capaci di dimezzare sia i tempi che i costi. E vedrete che il “miracolo” si ripeterà con l’autostrada Cremona-Mantova: è stato appena emesso il bando di gara, ma siamo sicuri che i lavori cominceranno nell’autunno 2007 e saranno terminati entro il 2009. Il problema è che il “modello Fiera” si può applicare solo là dove le competenze sono state regionalizzate: autostrade regionali, edilizia sanitaria, fiere.
Un’altra accusa della sinistra è stata che Formigoni è stato sussidiario solo a parole, perché lo Statuto regionale che dovrebbe normare i rapporti fra Regione, Province e Comuni ancora non è stato prodotto e perciò il centralismo regionale ha avuto via libera.
Ridicolo. La Lombardia non ha ancora uno Statuto perché il Consiglio regionale non ne ha ancora approvato uno. Non è la Giunta regionale che mette a punto lo Statuto, ma il Consiglio. Se anche il nuovo Consiglio si impantanerà, allora il Presidente metterà mano alla questione. Faccio poi presente che la Lombardia di Formigoni è stata la regione dei tavoli di concertazione con le istituzioni del territorio e la società civile, della Conferenza delle Autonomie che è stata fatta propria dalla riforma del Titolo V della Costituzione sotto il nome di Consiglio delle Autonomie. Alle mistificazioni propagandistiche non c’è limite.
Formigoni ha detto e ridetto che, nonostante non abbia potuto presentare la “lista del Presidente”, il progetto riformista andrà avanti. In che modo?
Se si guarda al riformismo con un’ottica “geopolitica”, è chiaro che noi non avremmo nulla a che farci, perché “geograficamente” non apparteniamo all’area del socialismo e del laburismo, nel cui alveo viene evocato il riformismo. Ma se per riformismo intendiamo la volontà di migliorare la realtà data anziché di rivoluzionarla, l’azione di miglioramento un pezzo alla volta, allora Formigoni e i suoi amici sono dentro, e deve diventare un progetto politico che comincia qui in Lombardia perché l’Italia ne ha bisogno. Ricordiamoci sempre che tutti i grandi cambiamenti della storia politica italiana sono cominciati dalla Lombardia: dalla marcia su Roma di Mussolini, alla nascita del Cln antifascista, al primo centrosinistra, al socialismo craxiano, a Mani Pulite, a Berlusconi. Per la storia e la cultura di questa regione, perché oggi la Lombardia è l’unica che capisce lucidamente che bisogna fare l’unità europea e portare tutta l’Italia in Europa, altrimenti sprofonda nel Mediterraneo. L’obiettivo è consentire all’Italia di agganciarsi all’Europa, mettendo insieme tutti quelli che vogliono costruire, contro il bipolarismo di guerra fondato sulla delegittimazione dell’avversario che è prevalso in questi anni e che ha reso finora impossibile fare le riforme di cui il paese ha bisogno. Formigoni ha capito queste cose e ha la statura per guidare la svolta.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!