COSA DICE CIO’ CHE ABBIAMO VISTO?
Dopo ciò che è accaduto, a rigor di ragione laica, non si dovrebbe tanto facilmente ridurre e sviare il contenuto ultimo di ciò che è accaduto. Cos’è, infatti, che è accaduto, se non una vita, una predicazione, un amore, una sofferenza, una morte, interamente, esplicitamente, pubblicamente dedicati a testimoniare Cristo di fronte agli uomini? Non ha ripetuto infinite volte proprio lui, il Grande Papa, che «Cristo è il Messia, il figlio di Dio, la risposta al desiderio di amore, giustizia, bellezza, verità, felicità presenti in ogni tempo e in ogni essere umano?». E che «Cristo risorto vive nel suo popolo, la Chiesa»?
Una risposta laica a queste pazzesche notizie esigerebbe, ovviamente, l’andare a toccare, vedere e conoscere, giacché nessuna parola, per quanto sia Parola, può sostituirsi alla verifica dell’esperienza giudicata alla luce della ragione. Sotto questo aspetto, quello cioè di una laicità integrale, che ragiona a partire dall’esperienza e non a partire dal proprio pensiero davanti allo specchio, Giuliano Ferrara ha fatto una gran bella osservazione a una mezza verità (che come si sa è l’anticamera della menzogna) fatta circolare da certi pigri commentatori.
Ferrara ha detto che non si possono paragonare le folle che vanno alla Mecca o al funerale di Stalin a quelle che sono andate dal Papa. Non si può, perché nelle prime c’è la rappresentazione del volto duro, arcigno, impositore di un Dio o di un’Utopia costrittive l’umano. Nelle folle romane c’è, sia pur confusamente, l’eco della letizia, della bellezza e della libertà a cui uomini e donne di ogni razza, religione e condizione sociale possono aspirare, e finalmente respirare, abbracciando l’ideale cristiano di uomo e di civiltà.
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