PARTITA ANCORA APERTA

Di Rodolfo Casadei
14 Aprile 2005
LO SPOSTAMENTO DI VOTI C'È STATO E LA CRISI DEL CENTRO-DESTRA IÈ PROFONDA. MA IMPARANDO DAGLI ERRORI DI COMUNICAZIONE E DI RELAZIONE COI CITTADINI BERLUSCONI PUÒ ANCORA VINCERE. LE ANALISI DI CORBETTA, CRESPI E DIAMANTI

Due milioni di voti che avrebbero cambiato padrone. Casalinghe e pensionati che avrebbero tradito in massa il Cavaliere con un voto che di regionale ha poco. Le grandi città che si spostano a sinistra mentre la provincia propende per la destra. La Casa delle Libertà (Cdl) che perde più voti dove vince (Lombardia) che dove perde (Lazio e Puglia). Che le regionali di dieci giorni fa abbiano aperto una fase di grande difficoltà per l’alleanza di centro-destra è evidente, ma quali siano le valenze profonde del voto non è afferrabile con la stessa facilità. Per fare un po’ di ordine ci siamo rivolti ad alcuni esperti di flussi elettorali di diversa estrazione, sottoponendo loro le varie questioni. Cominciando da quella che ha riempito i titoli dei giornali di sinistra: davvero due milioni di voti hanno cambiato di casa, in uno dei più grandi spostamenti della storia elettorale italiana? «No, non si può parlare di un travaso diretto», dice Piergiorgio Corbetta, docente di sociologia all’Università di Bologna e responsabile delle ricerche elettorali dell’Istituto Cattaneo, un istituto di analisi delle tendenze politiche che orbita nell’area del centro-sinistra. «Ci sono stati sicuramente anche interscambi con altri ambiti. Ci può essere stato un certo recupero sulle vecchie astensioni da parte della sinistra, e un’ulteriore perdita del centro-destra dovuta alle nuove astensioni, che sono aumentate di 225 mila unità. Però mettiamo pure che 250 mila dei voti in più della sinistra siano venuti da ex astensionisti di sinistra, e mettiamo pure che fra i voti persi dalla destra ci siano i nuovi 225 mila astensionisti: rimane sempre un milione e mezzo di voti che si sono spostati da destra a sinistra: non è poco».

I GOVERNATORI PIACEVANO,
IL GOVERNO NO
Che cosa ha causato un “tradimento” di queste proporzioni? Secondo l’Ipsos di Nando Pagnoncelli il motivo principale è l’insoddisfazione nei confronti del governo nazionale, e non di quelli regionali: tutti i governatori uscenti, infatti, sia della Cdl che di sinistra, nei sondaggi avevano un tasso di approvazione attorno al 60 per cento. È assolutamente d’accordo Luigi Crespi, il patron di Hdc-Datamedia noto per aver inventato il “contratto con gli italiani” con cui l’attuale presidente del Consiglio si presentò alle politiche del 2001: «Non è stato un voto a favore dell’Unione, ma contro il governo. È un voto per punire Berlusconi: ancora una volta al centro c’è lui, il protagonista è lui. L’errore di Berlusconi è stato che fino a ieri, anziché dire: “Italiani, avete dei problemi? Discutiamone”, ha sempre detto: “Va tutto bene, non ci sono problemi, abbiamo realizzato i nostri impegni”. Ma questo fa a pugni con la percezione soggettiva di minore benessere e attraverso i media di conflittualità nella coalizione. Così la gente ha avuto un’impressione di falsità e Berlusconi è entrato in una crisi di credibilità: non è più vincente. Se dopo l’11 settembre, anziché arroccarsi su una posizione ottimistica e di negazione di evidenti difficoltà economiche, il governo avesse avuto la serietà di dire: il contratto con gli italiani non vale più, il nostro programma dobbiamo rivederlo perché qui tutto è cambiato, oggi Berlusconi non avrebbe questi problemi».
«Pagnoncelli ha ragione, il voto ha valenze nazionali, ma in esso convergono anche fattori regionali», precisa Ilvo Diamanti, docente di scienza della politica all’università di Urbino e coordinatore dello studio del gruppo Itanes Perché ha vinto il centro-destra sulle elezioni del 2001. «Le Regioni sono sempre più fortemente identificate con un servizio specifico che è la sanità. L’insicurezza socio-sanitaria ha avuto un ruolo nel risultato di queste elezioni; d’altra parte, insieme ai prezzi e all’importo delle pensioni, è una delle tre questioni più sentite dalle due categorie che, come dice Pagnoncelli, hanno più tradito il centro-destra: le casalinghe e i pensionati». «Io ho dubbi che si possa parlare di qualche gruppo che s’è spostato più di altri» commenta Corbetta, che pure ha partecipato allo studio Perché ha vinto il centro-destra. «Ci troviamo di fronte ad uno spostamento generalizzato in tutta Italia, non è che sia avvenuto più in alcune zone che in altre. E che non è successo tutto oggi: è stato uno spostamento progressivo in questi cinque anni, che ha preso un po’ tutte le classi sociali, le frange più instabili del comportamento elettorale, che erano passate al centro-destra nel 2001».
«Posso essere d’accordo con l’intuizione, per ora non suffragata da dati, che ad abbandonare la Cdl siano stati soprattutto casalinghe e pensionati, – dice Crespi – però allora bisogna chiedersi perché questo sia avvenuto quando dei 3 milioni di pensionati al minimo un milione e mezzo ha ricevuto gli aumenti. E allora dobbiamo riconoscere una verità scomoda: la gente quasi mai vota sulla reale capacità di governo di una Giunta o di un governo; quel che conta è più la percezione che la reale conoscenza dell’impatto dei provvedimenti sulla propria vita. Prevale la percezione, che è data da un clima di fondo. E qui vediamo l’incapacità comunicativa del centro-destra: a Milano sono state fatte due cose straordinarie in tempi straordinari, la nuova Fiera e la ristrutturazione della Scala, due cose miracolose per i tempi e la qualità. Due operazioni importantissime che il centro-destra non ha saputo capitalizzare per incapacità di comunicazione, e che anzi gli si sono rivoltate contro per le conflittualità che hanno innescato, incomprensibili alla gente. Situazione simile a Roma: Storace ha governato bene nel Lazio, ma la conflittualità con la Mussolini è stata letta dagli elettori come una rissa all’interno del centro-destra, che gli ha fatto perdere credibilità».
Partita già vinta allora per il centro-sinistra alle politiche del 2006, che potrebbero anche essere anticipate? «No, la sinistra non deve farsi illusioni di avere già in tasca la vittoria nel 2006», ribatte Corbetta. «La vittoria del centro-sinistra oggi è un po’ drogata, come drogata è stata la sua sconfitta alle regionali del 2000: l’elettore tende ad utilizzare l’elezione di medio termine per mandare un segnale al governo nazionale, e nel 2000 al governo c’era la sinistra, oggi c’è il centro-destra. Alle politiche ci sarà sicuramente una ripresa della coalizione governativa, perché non ci saranno più una serie di fattori che favoriscono la sinistra. La sinistra va meglio nelle amministrative rispetto alle politiche perché ha una classe politica locale più radicata, più consolidata. Nelle politiche il ruolo di Berlusconi tornerà ad essere importantissimo».

IN PUGLIA VENDOLA PREMIATO
DAL VOTO DISGIUNTO
«La partita è ancora aperta se il Berlusconi che avremo sarà quello di “Ballarò” e non quello di “Porta a Porta”», afferma Luigi Crespi. «Cioè un leader che si relaziona con altri, che parla coi cittadini e non ha paura dei confronti, e non un leader che pronuncia monologhi. C’è una differenza enorme fra il Berlusconi del 2001 e quello del 2005. Il primo faceva centinaia di incontri con le categorie, quello di adesso lo sentiamo parlare nei Tg. Io credo che il tema predominante sia l’incapacità di questo governo alla relazione istituzioni-cittadini. Perché in Puglia ha vinto Vendola, nonostante il centro-destra abbia preso più voti? Perché il voto disgiunto ha premiato lui anziché Fitto. Perché l’Associazione Industriali e interi settori di Forza Italia hanno dato questa indicazione. Tutta gente che dice: “Io aspettavo otto mesi per essere ricevuto”. E se aspettavano così tanto loro, figuriamoci i cittadini».
«Di qui a dire che il paese si è spostato e che le prossime politiche sono decise, io ci andrei molto cauto. Perché le domande che Berlusconi ha fatto emergere sono ancora senza risposta, e non risponderà certo Prodi, che ha le stesse caratteristiche del peggior Berlusconi. Perciò o sarà un ravveduto Berlusconi o un altro, ma quella via da lui tracciata e da lui tradita è ancora aperta: o riuscirà a interpretarla lui, o qualcun altro la interpreterà».

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