NOTE A MARGINE
«Nella Torino odierna la fede cristiana è un impiccio e i sacerdoti dal pulpito fanno il resto nel distruggere il senso religioso del popolo» scrive Carlotta, 17 anni, cerebrolesa. Quando Andreotti s’è inchinato all’autorità del cardinal Ruini, da più parti (dalle parti del cattolicesimo democratico e lindo), lo si è accusato di conformismo. «Un cattolico che non capisce, ma s’adegua» s’è sentenziato. Quando un simile inchino, una medesima riverenza, un’accorata genuflessione la si esibisce davanti ai maestri del dubbio (Bobbio, Galante Garrone, fino al loro clownesco epigono Vattimo), è tutto uno spellarsi di mani, un elogio della laicità, un esempio, signora mia, da far andare a memoria per mamme e bambini.
In queste pagine potete leggere un viaggio nella Torino dopo le regionali 2005 dove, a dare la vittoria alla cigiellina Mercedes Bresso (una che il “buono” a scuola non lo vuole nemmeno per ritirare la merenda), è stata proprio la capitale che ha fornito quello scarto di voti utile a decapitare Ghigo. È, tranne un lampo di Giuseppe Riconda, una serie di belle riverenze al maestro Bobbio, docente di quella tolleranza che accusava la Chiesa di aver dominato il mondo «con la paura dell’Inferno» e che diceva di sé, alla vigilia dei 90 anni, «sono un uomo del dubbio, non ho certezze». Ha ragione Carlotta. La sinuosa riverenza l’hanno iniziata gli atei nei circoli azionisti e l’han finita i cattolici dalle cattedre universitarie e dai pulpiti. Noi non ce l’abbiamo con i nostri interlocutori. Il problema non è piegare la schiena o tenerla dritta. È davanti a chi ci si prostra. Se davanti a un idolo e a una cultura che, come disse Bobbio a Nuova Antologia nel ’99 portano a «uno stato di ansia paralizzante», oppure dinnanzi a una Persona e ad una vita che, come dice Riconda, «hanno un rapporto con la verità su cui l’uomo costruisce se stesso». Decidere, direbbe Carlotta dall’alto della sua sapienza popolare e bimillenaria, ci eviterebbe l’impiccio di una mentalità che sega il ramo su cui sta, beatamente, seduta. (eb)
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