SE LA VERA AFRICA E’ QUI

Di Pianta Mauro
14 Aprile 2005

Diffidenza da montanari, istintiva ritrosia verso i grandi eventi. Così Carlo Fruttero, il grande scrittore torinese, l’ultimo degli “einaudiani”, ha definito il carattere di chi vive in questa città. Quadro vero quello di Fruttero? Che dire, allora, del regista Mimmo Calopresti, emigrato dalla Calabria a Torino dall’età di sette anni, quando il padre decise di andare a lavorare alla Fiat, che definisce Torino “fradicia e aristocratica”? Angelo D’Orsi, originario di un paese del salernitano, dal ’57 nel capoluogo subalpino e oggi docente di metodologia della ricerca storica all’Università di Torino una volta ci disse che «Torino è la città delle contraddizioni: accoglie, ma ha paura degli intrusi. Ecco, io sono ancora un intruso, non sono mai stato completamente digerito da questa città». Ricordò un episodio degli anni del liceo: «Volevo soltanto scrivere. Un giorno la mia insegnante ridisse: “Vede, lei è bravo; ma qui non sarà mai nessuno perché non ha un cognome importante e questa è la città delle famiglie”». Ma l’ispirazione, da queste parti, ha, più spesso, aperto i cuori alla carità. Ed è quello che è successo a suor Teresa Bella, vincenziana, sassarese, che a Torino è diventata religiosa e che nella capitale sabauda ritorna dopo otto anni di missione in Burundi e Ruanda: «Arrivata a Porta Nuova ho detto: che povertà, che desolazione. Ecco, la mia Africa è a Torino».

Mauro Pianta

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