PER REP. NON ESISTONO FATTI STORICI, MA CONSIDERAZIONI

Di Reibman Yasha
14 Aprile 2005

Ezio Mauro, direttore di Repubblica, erede di Eugenio Scalfari, potrebbe togliermi alcuni dubbi. A Gerusalemme sopra il Muro del Pianto sorgono la Moschea della Roccia e quella di Al Aqsa. L’area è comunemente conosciuta come “Spianata delle moschee”, che furono costruite nella zona dove precedentemente sorgeva il Tempio di Salomone. Secoli prima, nel 70 d.C., in seguito alle numerose rivolte ebraiche, l’imperatore romano Tito fece distruggere il Tempio. Non mi pare ci siano dubbi in proposito, c’è una continuità di documenti storici e archeologici che lo prova. Per Repubblica di lunedì scorso, successivamente agli scontri tra la polizia israeliana ed ebrei religiosi provenienti dagli insediamenti, invece il Monte del Tempio è il luogo più sacro per gli ebrei «perché si considera che qui si ergesse il Tempio». «Si considera che qui si ergesse», «si considera che qui si ergesse»? Mumble, mumble. Sembra affiorare una tesi ardita. In queste parole del quotidiano di Largo Fochetti si insinua il tarlo del dubbio e del sospetto. Forse che prima delle Moschee non ci fosse il Tempio? Dove abbiamo già sentito questa tesi fantasiosa? Nel 2000, a Camp David, Yasser Arafat provò a spacciarla a Bill Clinton, che reagì indignato. Caso vuole che proprio lunedì scorso
Repubblica vendesse allegato al giornale, per la serie “Le religioni”, un volume sull’ebraismo a 13,80 euro. Se l’influenza di Arafat fosse giunta fin lì ne vedremmo delle belle: avanti per il prossimo “si considera”.

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