LA SCUOLA IN PIGIAMA
Giorgio De Rienzo, autore dell’editoriale di sabato 16 aprile che apriva il dorso milanese del Corriere della Sera, si dev’essere sentito molto mortificato a dover scrivere un commento cerchiobottista alle notizie (molto romantiche e molto ignoranti di scuola) che seguivano nelle pagine di cronaca locale. In effetti, quello che immalinconisce a leggere di professori che si son messi il pigiama e invece di andare a nanna sono andati a giocare al ’68, è che questi hanno cinquant’anni e non ne vogliono sapere di diventare grandi. Fossimo ancora negli anni “anta” del secolo scorso potremmo ancora giustificare il rito dell'”okkupazione”, la “dura” lotta dell’impiegato del sapere pagato male (ma con tre mesi di ferie pagate), la superba presunzione di essere gli ultimi mohicani in un mondo che finisce “a schifìo” – marx-maoisticamente a schifìo, perché è questo che insegna non l’America, ma l’ultimo socialismo reale cinese – soltanto in merce e capitalismo.
Allora c’erano ancora “contraddizioni”, fascisti presunti e antifascisti uguali, c’era ancora matrigna Dc e papà Pci. Ma adesso cosa c’è, o camicia da notte Cgil, che fai incubi ad ogni pur lieve venticello di riforma? Cosa c’è, oggi nelle scuole, se non noia e diserzione da caserma? Oggi che nelle scuole italiane c’è solo polvere, soltanto gli acari possono essere interessati a difendere lo status quo. Perciò, alzati e cammina Lazzaro in pigiama democratico, esci dai tuoi prefabbricati cimiteriali, guardati intorno e prova a confrontarti con la realtà presente invece che con i tuoi sogni remoti. Non sarebbe urgente, come stanno facendo quei tuoi colleghi del “gruppo del buonsenso”, insegnanti di destra e di sinistra (vedi il prezioso volume Tutta un’altra scuola a cura di Vittorio Campione&C., cfr. Tempi 14, 2005), smettere l’infantilistico teatrino della protesta e convergere su quelle due o tre cose da fare perché la scuola non sprofondi definitivamente nella polvere?
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