CHI TOCCA LA CORTE SUPREMA USA, SI TROVA UN SOROS ALLE CALCAGNA
Il comandamento principe del politico che vuole starsene tranquillo è “mai toccare i giudici”. A meno di essere, ovvio, un riciclato o un amicus curiae inossidabile. No, non è l’Italia, ma gli Stati Uniti d’America. Su cosa siano diventati i tribunali d’Oltreoceano una volta perso il senso dell’ésprit de loi che sovrintese, all’origine, il Founding dell’Unione, esiste oramai una letteratura enorme, ed essa ricorda che il pesce puzza sempre a partire dalla testa. È in primis la Corte Suprema, cioè – quella che dovrebbe vegliare sulla costituzionalità delle leggi, non legiferare arbitrariamente di testa propria -, ad avere perso il Nord. Efficacemente lo ha sintetizzato pure Oriana Fallaci nella ricca intervista rilasciata a Christian Rocca per il Foglio del 13 aprile.
A ogni nuovo affondo, però – siano i politici a sfidare i magistrati o i magistrati ad assalire i politici -, è sempre come la prima volta. Per il clamore, per il battage, per la gravità. Ultimamente, contro la Corte Suprema si è lanciato il leader della maggioranza alla Camera Thomas DeLay (foto) e quindi Thomas DeLay è caduto sotto il tiro dei media e di certi tagliatori di teste. Repubblicano, nato nel 1947 a Laredo, Texas, sulle rive del Rio Grande, è oggi il target preferito dei liberal. Cioè di gran parte dei democratici e di un buon numero di colleghi di partito, i cosiddetti Rino, “Republicans In Name Only”. I sepolcri imbiancati, insomma, trasformisti fra i più smaccati. Eletti dalla destra, agiscono con la sinistra. Da un cinquantennio circa, infatti, ma soprattutto dopo Ronald W. Reagan, il Partito repubblicano ha finito, per amore o per forza, per divenire la casa dei conservatori. DeLay è infatti un interprete del conservatorismo “di popolo”: diritto alla vita, matrimonio tradizionale, freni costituzionali alla magistratura, e così via. Forse per questo liberal e Rino sono foraggiati dal public enemy numero 1 di George Bush. Sì, nientemeno che il fantastiliardario George Soros, il Creso dei progressisti.
Marco Respinti
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