BELGIO, IL PARADISO IN VITRO DI FAUST
Stati Uniti? Scandinavia? Gran Bretagna? Quale sarà mai il paradiso della bioetica faustiana? Semplice, il vicino Belgio, dove la mancanza di una regolamentazione specifica permette una larga autonomia ai centri per la procreazione assistita che si traduce in un accesso generalizzato ai metodi di fecondazione artificiale per tutte le categorie: coppie sposate e non, eterosessuali e omosessuali, donne celibi, nonché la pratica della inseminazione eterologa, della crioconservazione e della diagnosi preimpianto. Nel maggio 2003, poi, una legge ha legalmente consentito la sperimentazione sugli embrioni in sovrannumero stabilendo però il divieto della clonazione riproduttiva. Ma il piccolo Belgio è balzato agli onori delle cronache anche per il fatto che in quel paese, fino a qualche tempo fa, era possibile scegliere il sesso del proprio bambino al costo di 6.300 euro. Questo il prezzo dell’operazione di selezione dei cromosomi X (femminili) ed Y (maschili) nello sperma del padre che una clinica privata di Gent (nord-ovest del Belgio) offriva ai propri clienti. Messa in allarme, la Commissione per la bioetica del Senato belga nel 2002 approvò all’unanimità un progetto di legge che vieta «le ricerche o i trattamenti medici che permettono di selezionare il sesso di un embrione a meno che l’intervento permetta di evitare una malattia genetica legata al sesso e il cui decorso possa risultare fatale».
Ma all’identità di vedute che si registrò tra i partiti in entrambe le camere del Parlamento di Bruxelles non corrispose invece il giudizio del Comitato nazionale belga di bioetica, chiamato a esprimere un parere consultivo sul progetto: al suo interno già in passato emersero infatti posizioni favorevoli alla possibilità di selezionare il sesso in nome del cosiddetto family-balancing, ossia della possibilità di stabilire un equilibrio nel numero di bambini e bambine all’interno della stessa famiglia.
PEGGIO DELL’OLANDA
A creare un crinale tra Belgio e Olanda, paesi molto simili nella legislazione, è stata la decisione del governo olandese di eliminare l’anonimato per i donatori di sperma nel giugno dello scorso anno, provvedimento che ha fatto crollare il numero di donors e creato un esodo verso il Belgio, nazione che invece non ha intenzione di rivedere la normativa sull’identità. Paradossale, in tal senso, il caso di due cliniche, per anni in stretti rapporti di collaborazione, che dopo la decisione del governo dell’Aja hanno visto i loro destini dividersi in maniera traumatica: l’una, situata a Maastricht e guidata dal dottor Gerard Dunselman, sta affrontando l’ipotesi della chiusura mentre quella diretta dal dottor Willem Ombelet, nella cittadina belga di Genk (a ridosso del confine tra le due nazioni) ha visto il proprio volume di interventi – e quindi di affari – crescere a ritmi fuori mercato. Ma oltre al tracollo delle donazioni, il provvedimento olandese ha aperto la strada a un altro fenomeno decisamente poco ortodosso: un’azienda dell’Aja ha infatti iniziato a proporre su Internet ovuli e spermatozoi a donne e coppie che intendano ricorrere alla fecondazione artificiale.
La società ”Babydonors.com” si propone infatti quale intermediario fra le candidate alla fecondazione artificiale e i donatori di ovuli o di sperma: costo dell’intermediazione, 2.500 euro. Il “materiale” reperito dall’azienda, dopo una serie di test, è consegnato all’ospedale indicato dai futuri genitori. Un’iniziativa analoga fu lanciata lo scorso anno nel Regno Unito dalla ditta inglese “ManNotIncluded.com” che, pochi mesi fa, ha annunciato la nascita del primo bambino nato da uno spermatozoo venduto su Internet. Man not included: più che un nome, un vero programma ideologico.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!