LA FRANCIA FA MORIRE I SUOI TERRI SCHIAVO

Di Arrigoni Gianluca
21 Aprile 2005
UN MALATO CHE VUOLE FARLA FINITA, UN LIBRO LACRIMEVOLE CHE NE RACCONTA LA STORIA, UNA LEGGE MOLTO AMBIGUA CHE PREPARA LA STRADA AD ALTRI POSSIBILI CASI DI "DOLCE MORTE"

Parigi. Nel settembre del 2000 Vincent Humbert, 21 anni, è vittima di un incidente stradale. Al suo risveglio, dopo nove mesi di coma, scopre di essere tetraplegico, muto e quasi cieco. L’udito e le capacità intellettuali non sono state danneggiate e può muovere in parte la mano destra, grazie alla quale può comunicare selezionando delle lettere dell’alfabeto. Nel dicembre del 2002 Vincent scrive una lettera al presidente della Repubblica, Jacques Chirac, chiedendo di poter morire: «Lei ha il diritto di grazia e io le chiedo di poter morire». La lettera, resa pubblica, rilancia in tutto il paese il dibattito sull’eutanasia. Chirac non può che respingere la richiesta. Il 24 settembre 2003 l’epilogo: in seguito ad un’iniezione di barbiturici fattagli da sua madre, Marie, Vincent va in coma e muore due giorni dopo nel servizio di rianimazione dell’ospedale di Berck-sur-Mer, nel Pas-de-Calais. Il dottor Frédéric Chaussoy, che dirige il servizio di rianimazione, è sospettato di aver praticato a Vincent un’iniezione mortale e per questo rischia l’ergastolo. Marie Humbert rischia cinque anni di prigione ed è in attesa del processo, ma è probabile che la sua condanna sarà lieve, anche grazie al libro scritto dal figlio con l’aiuto del giornalista Frédéric Veille, Je vous demande le droit de mourir, pubblicato proprio il 25 settembre. Nel libro, Vincent ha voluto ribadire la propria determinazione scagionando così sua madre.
In risposta all’emozione provocata da questo dramma, la scorsa settimana è stata approvata in via definitiva la legge “relativa ai diritti del malato e alla fine della vita”. Nonostante qualche articolo consensuale sulla necessità di evitare l’accanimento terapeutico o sull’attenzione da riservare ai malati terminali, per i quali è prevista la generalizzazione delle terapie contro il dolore, e la decisione di non depenalizzare l’eutanasia, contrariamente a quanto avevano chiesto socialisti e comunisti, la legge contiene delle ambiguità paradossali. Considera per esempio la sonda gastrica, che in molti casi è il solo strumento che permette una corretta alimentazione, non come un’ordinaria necessità ma come un atto terapeutico che per sua natura può essere interrotto a seconda delle circostanze. Per evitare un supposto accanimento terapeutico si potrà quindi togliere la sonda e lasciare che la persona muoia di fame e di sete, come è successo all’americana Terri Schiavo. è anche preoccupante che sia stata lasciata nell’ambiguità la effettiva responsabilità della decisione, che dovrebbe spettare a un collegio di medici ma solamente dopo aver chiesto un parere alla famiglia, o a una persona di fiducia, o a un amico, che potrebbero avere opinioni e desideri contrastanti. A quel punto non si sa bene cosa succederà.
L’impressione, sgradevole, è quella di un’occasione mancata. Non solo per le lacune della legge, ma anche perché i suoi aspetti, diciamo così, “tecnico-ospedalieri” hanno fatto velo a temi di fondo, come la solitudine o il timore di essere un peso per gli altri, dei quali aveva implicitamente parlato proprio Vincent Humbert in quella parte della sua lettera a Chirac che è stata considerata probabilmente meno adatta ai titoli strillati, e quindi meno discussa.

A DOMANDA NON RISPONDO
Vorrei morire, scriveva Vincent, «per me stesso ma soprattutto per mia madre», che aveva dovuto abbandonare «la sua vita precedente» per stargli vicino, e lavorava la mattina e la sera «per poter pagare l’affitto del suo miserabile monolocale». Vincent sapeva che, con gli anni, sua madre non avrebbe potuto «reggere a una tale cadenza», e che prima o poi sarebbe stata «costretta a ripartire in Normandia». Per Vincent era «impossibile immaginare di rimanere senza la sua presenza», e ha deciso di andarsene. Rimane forte il dubbio che la sua richiesta di aiuto non abbia avuto la migliore risposta.

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