MA PATRICK VUOLE VIVERE

Di Tempi
21 Aprile 2005

Per Vincent Humbert era «impossibile immaginare di rimanere senza la sua presenza». Questa sua paura dell’abbandono e della solitudine è stata trascurata. Come se la sua difficile situazione non potesse che rendere inutile la vita. Ma se davvero fosse così non potrebbero esistere persone come Patrick Bouré (patrick.boure@wanadoo.fr), che da più di vent’anni è ricoverato in un servizio di rianimazione a causa di una miopatia che gli ha atrofizzato i muscoli.
Quel Patrick Bouré che per comunicare dirige un computer con le labbra e che nell’introduzione del suo libro Debout dans ma tête scrive: «In tutti questi anni, durante i quali le mie capacità diminuivano a vista d’occhio, ho saputo battermi contro la malattia per mostrare alle persone che stanno attorno a me che, malgrado le infermità, ero capace di vivere e che lo sguardo degli altri su di me non dovrebbe essere diverso da quello che portano su se stessi».

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