DALLA MOSCHEA ALLA CHIESA

Di Lenzi Massimiliano
21 Aprile 2005

La vicenda di Eleonora M., donna libica che vive in Europa da oltre 25 anni (gli ultimi a Roma), è la storia di una conversione dall’islam al cattolicesimo. Un percorso raro e difficile nel mondo musulmano dove il passaggio di stato è possibile ma soltanto a senso unico: perché l’islam accetta di accogliere nel proprio seno persone di altre confessioni (purché si diano immediatamente un nome arabo a scelta tra quelli codificati dal Corano) ma non tollera il contrario. La possibilità di abbandonare Maometto non è contemplata dalla sharia. Pena prevista per chi lo fa: la morte. Una condanna senza appello che rende ancora più coraggiosa e difficile la scelta di Eleonora, cominciata per caso, come racconta lei stessa, «da bambina, seguendo l’odore dell’incenso che fuoriusciva dalla chiesa cattolica davanti alla scuola».
«Non so perché – ricorda pensando alla sua infanzia lontana – ma ogni volta che uscivo dalla scuola ero attirata, sull’altro lato della piazza, da una pizzeria italiana adiacente alla chiesa cattolica del quartiere. Il destino ha voluto che, dopo le prime volte, la voglia di entrare in pizzeria sia svanita, sostituita dal mistero dell’incenso e dalle luci delle candele che si intravedevano dentro la chiesa. Così, per non destare scandalo (tale sarebbe la visione di una ragazzina musulmana che entra in una chiesa cristiana in un paese islamico), uscendo da scuola fingevo di entrare in pizzeria mentre, in realtà, me ne andavo dentro la basilica dove restavo ferma a lungo, in ginocchio». Una mattina come le altre Eleonora, entrando in chiesa, fu vista dalla maestra del suo istituto. «Il giorno seguente – rammenta – fui chiamata da parte e la maestra mi prese a schiaffi ammonendomi di non entrare mai più in una chiesa. Ero piccola e restai sconvolta: da allora ho sempre visto la chiesa come un rifugio, un luogo di libertà dalle vicende che succedevano fuori, dove la fede islamica impregnava di sé tutte le cose. Con costrizione ed anche con violenza e intolleranza».
Crescendo Eleonora non ha mai dimenticato quelle sue insolite giornate di bambina. «Appena ho potuto sono fuggita via dal mio paese, verso l’Occidente e verso la libertà (anche religiosa)». Alcune difficoltà, certo, sono rimaste. «Da oltre vent’anni – spiega – mi sono convertita al cattolicesimo, mi sono sposata con un italiano anche lui cattolico, ma la paura legata alla condanna mortale dell’islam per i convertiti è rimasta. Durante questi anni vissuti in Europa ho scoperto in molti musulmani che vivono qui un disprezzo verso le donne arabe e islamiche che si comportano all’occidentale. La stessa idea di sposare un non musulmano (senza arrivare alla scelta della conversione) è vissuta malamente dai musulmani emigrati, quasi fosse un tradimento. Dodici anni fa, a Parigi, non dimenticherò mai la vicenda vissuta da una mia cara amica, di religione musulmana. Lei si era fidanzata con un ragazzo francese e ne aveva parlato alla comunità. Le reazioni degli uomini furono monocordi: “perché stai facendo questo, tu devi prenderti uno di noi”».
Massimiliano Lenzi

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