L’ONNIVORO WELFARE STATE CHE “A QUALUNQUE COSTO’ CI TOGLIE IL FUTURO

Di Cominelli Giovanni
21 Aprile 2005

I temi del mercato del lavoro e della previdenza sono l’oggetto di trattazione di questo volume, che raccoglie, sotto la prefazione di Sergio Trevisanato, presidente dell’Isfol, i contributi di specialisti del settore. Paola Olivelli, Giuseppe Porro, Riccardo Bellocchio, Guido Canavesi, Mario Mezzanzanica e Massimo Ferlini scrivono degli aspetti giuridici e socio-politici del mercato del lavoro, Luca Spataro e Giuliana Ciocca fanno una storia critica delle riforme recenti del sistema previdenziale italiano. Destinatari sono gli operatori socio-economici e i decisori politici.
è possibile indicare almeno i filoni essenziali e i nuclei problematici, che attraversano i saggi. Il punto di equilibrio cui tendere è quello indicato da Paola Olivelli con l’espressione flexi-curity, che tenta di conciliare concettualmente la flexibility e la security nel mercato del lavoro. Il lavoro non è una merce, in senso proprio, perché è persona umana che lavora, modalità della sua realizzazione nel mondo. La libertà del mercato del lavoro è possibile solo in quanto sia regolato, «affinchè la libertà non diventi sopraffazione». Ma questo non significa che il punto ordinatore debba necessariamente venire dall’esterno, caricando sulla esclusiva e perciò monopolistica dimensione statale l’onere di offrire i servizi. L’inefficienza del collocamento pubblico ne è il risultato.
Alle spalle di questa riflessione, che negli ultimi quindici anni è approdata a nuova regolamentazione giuridica, stanno le trasformazioni che hanno sconvolto i modi di produrre e, pertanto, la collocazione del lavoro e del lavoratore rispetto al sistema produttivo e al sistema sociale. Accanto al lavoro subordinato sono cresciute nuove forme di lavoro, che sono state inquadrate in nuovi istituti contrattuali relativi al lavoro parasubordinato e atipico. Ma in generale il lavoro è divenuto sempre di più personality intensive.
Questi cambiamenti hanno costretto a modificare istituti di tutela e di protezione, individuando nuove forme di garanzie delle libertà della persona e di protezione dai rischi. La prima vittima è stato il classico Welfare state, con la sua pretesa totalitaria di liberare dal bisogno: è divenuto mastodontico, costoso e inefficiente. Soprattutto nella versione italiana di “Stato assistenziale”. Costruire un Welfare meno onnivoro, più dedito alla risposta ai bisogni insorgenti che alla pretesa di eliminarli, non è solo condizione urgente della sua sostenibilità finanziaria, ma anche il prodotto di una cultura che aiuti i giovani ad affrontare il futuro, superando la mentalità assistenzialistica dei loro padri, che tutto aspettando dall’alto dello Stato non si occupano né del proprio futuro né di quello degli altri.
Giovanni Cominelli

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