IL TAR DEL VENETO NON DA’ RAGIONE AGLI ADEL SMITH NORDICI
Tre anni fa i genitori finlandesi di due alunne iscritte alla scuola media “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova) avevano sollevato la questione di ammissibilità del crocifisso nelle aule frequentate dalle figlie. Come spesso accade si è andati per tribunali. Ma questa volta gli Adel Smith nordici non l’hanno avuta vinta. Il Tar del Veneto, in antitesi con una precedente decisione “pilatesca” della Corte costituzionale (che il 15 dicembre 2004 aveva dichiarato la questione inammissibile perché non imponibile per legge il crocifisso), ha ribaltato il punto d’approccio al problema. Nella sentenza del Tar si legge: «il crocifisso può essere legittimamente collocato nelle aule della scuola pubblica» perché non contrasta col principio di laicità dello Stato», ma anzi ne è «affermativo e confermativo»; «il crocifisso in classe presenta una valenza formativa e può e deve essere inteso sia come simbolo della nostra storia, sia quale simbolo dei principi stessi di libertà e uguaglianza e tolleranza. La croce in classe, rettamente intesa, prescinde dalle libere convinzioni di ciascuno, non impone e non prescrive nulla a nessuno».
Il precedente più immediato che torna alla memoria è il caso della scuola di Ofena, quando Adel Smith inoltrò una medesima richiesta al tribunale ordinario de L’Aquila, che gli diede ragione. Della rilevanza della sentenza del Tar Veneto s’è giustamente accorto il quotidiano Avvenire (18.04.05) che si è chiesto «come mai questa decisione, ben più ponderata e motivata del provvedimento che fu assunto d’urgenza dal giudice abruzzese, poi annullato, non abbia avuto analoga eco mediatica».
C’è però un fatto controcorrente da rilevare: sulla rivista Diritto&Giustizi@ è apparso un articolo di Cristina Cappuccini (“Il crocifisso? Simbolo di storia e di laicità”, 6 aprile 2005) fortemente simpatetico con le decisioni del Tar. Insomma, se certi media latitano, non così tutto il mondo del diritto.
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