LE NOCCIOLINE TV E I BENGALA ALL’EURODERBY
Nessun moralismo. Se i comunisti sono riusciti a restare tali nonostante i gulag, se il sol dell’avvenire continua a risplendere alla faccia della primavera di Praga e delle fosse comuni in Cambogia, se alla Ferrari resta il Cavallino anche quando perde, figuratevi se due fumogeni impazziti, un motorino in caduta libera, ripetuti e osceni slogan fascisti o antisemiti, sedici anni senza vincere lo scudetto, milioni di euro, ginocchia e adduttori buttati al vento potranno mai allontanarci dal prato del Meazza, sponda nerazzurra.
Chi pensa che la divinità e la religiosità siano morte si faccia un giro al terzo anello. Ma finito l’appuntamento più sacro della domenica italiana, “Novantesimo minuto”, anche il più fedele si concede cinque minuti di zapping. Così si ritrova a guardare “Buona Domenica”, “Domenica In” o un altro clone teoricamente vietato dalla Legge 40. Sullo sfondo gli ospiti, seduti ai tavolini con un aperitivo, prendono dai piattini le noccioline e le lanciano sul presentatore. Così. Lanciano del cibo su un tizio in piedi che parla. E ridono. Se lo avessero fatto da bambini, a tavola coi genitori, temo che nulla avrebbe evitato loro una sberla (se saranno stati imitati, milioni di sberle saranno partite al di qua del tubo catodico, l’ora è grosso modo quella di cena). Oggi andrebbero invece studiati. Il lanciatore di patatine in diretta televisiva è un interessante modello da laboratorio. Da lì a trasformare in bersaglio il portiere avversario, il passo è breve.
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