QUEI GIOVANI IN SAN PIETRO CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE

Di A Cura Del Clu
21 Aprile 2005

Paolo Biondani, “Minorenne vuole abortire, la scelta ai medici”, Corriere della Sera, 12 aprile.
“La Francia divisa tra la vita e il ‘diritto a non nascere'”, Il Foglio, 5 aprile.
Pierre Manent, “La folla intorno a Papa Wojtyla è la risposta al rifiuto delle radici cristiane nel trattato europeo”, Il Foglio, 6 aprile.
Andrea Tornielli, “Ruini: Il Papa ha evitato lo scontro di civiltà”, Il Giornale, 11 aprile.

COMMENTO
Oriana Fallaci l’ha chiamata “cultura della morte”, riferendosi alla sempre maggiore diffusione di quella strana concezione per cui l’aborto è una terapia, non nascere è un diritto (chissà di chi, poi) e l’eutanasia una delicatezza: lo dimostrano i recenti fatti della ragazza diciassettenne ricoverata alla Mangiagalli di Milano e la conclusione dell’annosa vicenda di Terry Schiavo.
Questo è il mondo che ci fa credere di essere liberi quando siamo del tutto autonomi, svincolati, unici arbitri della nostra esistenza: così l’uomo è lasciato da solo a dover gestire, misurare, far funzionare la propria vita. Ma di fronte al limite, al dolore e persino all’errore questa solitudine ci fa paura.
E allora perché i laicissimi francesi hanno riempito Notre Dame e le altre chiese della Francia, culla della cultura moderna, in seguito alla morte di Giovanni Paolo II? Perché migliaia di uomini, cattolici e non, religiosi e atei, hanno riempito Roma per giorni interi? Forse perché l’uomo, pur senza saperlo, ha bisogno di dipendere: è un figlio che desidera essere abbracciato da suo padre.
È questa compagnia possibile ciò su cui poggiamo la nostra vita .

a cura del Clu
(Comunione e Liberazione Universitari)

in breve, dalla stampa – dal 3 al 18 aprile 2005

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