115 DESTINI E LO SGUARDO DEL SANTO APPESO NEI BAR

Navigando fra le biografie dei cardinali papabili, in redazione, nell’attesa della fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina, sfogli, leggi, ti appassioni agli infiniti e singolari sentieri dei 115 principi della Chiesa. Sotto agli affreschi di Michelangelo, che straordinario incrocio di vite. Uomini cresciuti nelle chiese delle favelas, o nelle dure frontiere dell’Est. Nelle diplomazie dell’Occidente o nel cuore dell’Africa dimenticata. Allevati nell’Italia cattolica o profughi bambini, come Schoenborn, arcivescovo di Vienna, fuggito a nove mesi dalla nativa Boemia. Un mondo, dentro la Cappella Sistina.
E di ciascuno, faticosamente, dietro le righe scarne delle biografie ufficiali, si potrebbe ritrovare il giorno della scelta, della vocazione. Di Dionigi Tettamanzi la madre racconta che già bambino aveva deciso, che già nella corte della cascina lombarda, a cinque anni, giocava a benedire gli altri bambini. Anche Ersilio Tonini, in un’altra cascina, nel Piacentino, aveva pure deciso, prima dei dieci anni. E ancora Cristoph Schoenborn dice che era certo a 11 anni, ma non più a 16, «l’età dei dubbi». Certo, per via del suo parroco, che era un uomo «felice». «Siamo nati per essere felici», aveva detto un giorno, e l’undicenne Schoenborn aveva visto che quel prete, felice, lo era davvero.
Ma, a sedici anni, dubbioso, fu dal parroco portato in pellegrinaggio da Padre Pio. «Un breve incontro in sacrestia, indimenticabile. Che cos’era questo? Chi era quest’uomo da cui usciva una tale forza? Padre Pio era felice? Cosa sicura è che molti uomini vennero da lui infelici e oppressi, e tornarono a casa liberi e felici».
Chissà come tornò a casa il giovane Cristoph Schoenborn da quel pellegrinaggio a cui, racconta, «non era contento di andare». Di certo l’arcivescovo di Vienna, dottore in Teologia, docente di Dogmatica, oggi assiso insieme agli altri cardinali sotto la meraviglia della Sistina, cita spesso quell’incontro dei suoi sedici anni. Con un uomo che segnò profondamente anche la vita di Giovanni Paolo II. Con un uomo che, molto prima di essere canonizzato, era venerato dal popolo – la sua immagine nei bar, negli ospedali, nei camion, nelle prigioni di tutta Italia.
È bello che dentro la Sistina, fra i cardinali, fra cento destini che s’incrociano, ci sia anche la memoria di quel santo dei semplici, dell’immagine appesa nei bar.

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