NON REAGIRE, MA AGIRE CON GIOIA

Di Luigi Amicone
28 Aprile 2005
NON E' MODERATO NEGARE IL DIRITTO ALL'AZIONE POLITICA A CHI DISSENTE

Si potrebbe osservare che il tirare continuamente in ballo la contrapposizione tra Chiesa cattolica e modernità serve a coprire il vuoto di ragioni di una cultura dominante che, giunta al dunque, non può appellarsi che ai Giudici per mantenere un minimo di ordine civile (giacché se i popoli applicassero con coerenza gli insegnamenti dei fidi maestri della modernità, farebbero del mondo una gran fascina di caos). Insomma, i princìpi di relativismo e laicismo traballano paurosamente in Occidente, mentre nel resto del pianeta vengono rifiutati nella considerazione che noi occidentali siamo diventati degli utili e deboli idioti da mettere in ginocchio a suon di penetrazioni commerciali (vedi Cina) e migrazioni (vedi Fratelli Musulmani). Come vede bene E. Severino, la modernità occidentale manca di una “essenza filosofica” e perciò sopravvive come dogma, luogo comune, pregiudizio storicista, coperchio del ventre molle di società decadenti e minacciate nel loro benessere. è questo, forse, ciò che non comprendono ancora gli autorevoli commentatori e i grandi media. I terzisti che, come Pierluigi Battista dalle colonne del Corriere della Sera, cercano di capire le ragioni degli antirelativisti, ma consigliano loro “moderazione”. Battaglie culturali, sì, fatene quante volete. Ma non pretendete che l’antirelativismo diventi fonte di ispirazione per la politica e la legislazione civile. Il che è bizzarro perché si dovrebbero considerare gli antirelativisti cittadini di serie B esclusi dal confronto civile, che è sempre un confronto tra concezioni di libertà. Di più, mentre il relativismo politico e ideologico reagisce con isteria a chi lo contesta la Chiesa sembra voler essere presente davanti alle contraddizioni della modernità non solo come forza moderata, ma come forza propulsiva, creativa, fiduciosa nella libertà umana: L. Accattoli ha osservato che le parole chiave della prima omelia di Benedetto XVI sono state “amici” e “gioia”. Se la Chiesa è questa febbre di vita, sarà inevitabile il contagio e dunque il risorgimento, non solo culturale, ma anche politico, laico, civile, della società.

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