LE BANDIERE DEL PRIMO MAGGIO
Per chi pensa “italiani brava gente”, per quanti lunedì hanno sfilato in Duomo con le bandiere palestinesi ed irachene perché “ieri banditi, oggi resistenti”, per chi pensa “perfidis Iudaeis” e per chi si arrampica in interpretazioni sul latino, per chi “gli ebrei si assimilino” e per chi “se ne tornino al loro paese” per chi si chiede cosa vogliano “questi ebrei”, per chi usa internet come un’arma, per chi scrive sui giornali senza verificare le notizie, per chi odia gli israeliani fascisti, per chi pensa ai nuovi nazisti, per chi dice rabbino e intende tirchio, per chi va in curva e per chi non ci va ma poi fa lo stesso, per chi odia Fiuggi, per chi lucra su busti, toppe e bandiere, per chi vorrebbe proibire i libri e per chi li ha bruciati, per chi gli ebrei sono “scimmie e maiali”, per chi porta la kefiah sul volto al primo maggio, per chi si è commosso per il piccolo Edgardo Mortara, per chi non si ritrova in queste parole ma forse in altre.
A tutti loro è dedicato il nuovo libro di Daniele Scalise. Giornalista e scrittore, Scalise ha viaggiato nel pregiudizio antiebraico dell’Italia di oggi. Ha raccolto storie, opinioni, racconti, immagini su I soliti ebrei. Non ha risparmiato nessuno. Sono 163 pagine, la copertina è arancione, l’editore è Mondadori. Se vi illudete che l’antisemitismo sia un triste ricordo di tempi passati questo è il vostro libro. Senza allarmismi, ma anche senza illusioni.
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