STEFANIA CRAXI SUL SOLCO DI FORMIGONI. E UN PAPA-GUY

è difficile aggiungere qualche cosa all’articolo di Giovanni Cominelli (cfr. Tempi n. 16), così puntuale nell’analisi delle ragioni della caduta di Berlusconi e così veritiero nella sostanza. Lo spirito innovatore che agitava il premier al momento del suo trionfo elettorale non ha trovato in Forza Italia un gruppo dirigente all’altezza delle riforme attese e promesse ai cittadini e meno che meno nei suoi alleati di governo capaci soprattutto di ambizioni, invidie, desiderio di crescita e di potere sfociati in continue manifestazioni di insoddisfazione che hanno finito per erodere la credibilità della Casa delle libertà. Non si può, come ha fatto Fini, far parte di un governo che vuole riformare tutto e nello stesso tempo cercare l’appoggio, per crescere personalmente, di quei poteri economici, amministrativi, sindacali che dovevano essere limati. Non si può, come ha fatto Follini, dire di ogni provvedimento che il suo partito l’approvava «più per disciplina che per convinzione», dando così un’impronta di malfatto a ogni atto del governo. E censurabile è l’atteggiamento della Lega che non ha perso (né perde) occasione per atteggiamenti e prese di posizione ultimativi mal sopportabili in una coalizione di governo. (…) L’unica luce che Cominelli vede accesa è «il riformismo delle opere» che ha assicurato in Lombardia la vittoria, sebbene a Formigoni sia stato negato quello che è stato inutilmente concesso a Storace. L’incontro del riformismo cattolico con il riformismo socialista si è rivelato proficuo. Non solo si è vinto ma sono stati recuperati ben cinque punti rispetto alle Europee. Perché non si può dubitare della vitalità, in Lombardia, del riformismo cattolico, occorre convenire che l’alleanza col riformismo socialista ha dato buoni frutti, che a Milano e in Lombardia il riformismo socialista è ancora vitale. Crediamo di aver dato un buon contributo alla vittoria, noi di “Giovane Italia”. Abbiamo da tempo abbandonato l’illusione di una unità socialista che ormai raccoglierebbe solo antichi combattenti sconfitti e abbiamo puntato sui giovani, su energie nuove o non consunte e su programmi di ripresa economica e civile. “L’Italia che reagisce” era il titolo sul nostro ultimo convegno. La nostra ispirazione è legata all’opera di Bettino Craxi, il primo uomo di sinistra che ha gettato alle ortiche le politiche redistributive, che generano povertà diffusa, per puntare sullo sviluppo, sulle opere, collegandosi idealmente con quanto stava facendo a Milano don Giussani. è una strada giusta ancora oggi. L’esperienza lombarda va dunque portata avanti ma può anche essere ripetuta in molte città non solo del Nord ma anche del centro e del Sud dove sono attivi i nostri circoli e attiva è anche la Compagnia delle Opere. Cominelli dice che la Casa delle libertà deve diventare la casa delle riforme. Non è né semplice né facile, ma nel deserto di idee chi ci circonda è qualcosa di più di una speranza: è un percorso, una strada.
Stefania Craxi

Il trentesimo anniversario della presa del potere da parte di Pol Pot, in Cambogia, ha monopolizzato in questi giorni la mia attenzione. Rischiava perciò di sfuggirmi l’articolo dedicato da Mauro Bottarelli al Corriere della Sera, ma fortunatamente mi è stato segnalato. In esso si afferma fra l’altro che le pagine milanesi sono “sempre più apertamente anti-Formigoni e anti-Albertini” e che “per il bravo Claudio Schirinzi tira aria grama”. Sarebbe “finito nel mirino” per due motivi: perché “non allineato” al capocronista Giancarlo Perego, e perché “Benché di sinistra ha commesso l’errore di essere troppo generoso e leale con il berlusconiano Formigoni”. Chiamato in causa con nome e cognome vorrei chiarire un paio di cose. Soltanto una concezione dei giornali come strumento di propaganda può far ritenere che la pagine milanesi del Corriere siano anti-Formigoni o anti-Albertini (è la logica del “o con me o contro di me”). Da parte mia con il collega (e fraterno amico) Perego c’è piena identità di vedute. Con Formigoni, come con tutti i miei interlocutori, ho un rapporto improntato alla correttezza, senza generosità, né avarizie. Quanto alla lealtà, credo sia un modo di rapportarsi agli altri, a tutti gli altri. Io cerco di essere leale in primo luogo nei confronti dei lettori.
Claudio Schirinzi
è vero che i giornali non sono volantini, però i 200 disegni di bambini per il “bosco di via Gioia” (il bosco?) e il saluto all’okkupante in pigiama “contro la Moratti che distrugge la scuola” hanno una sapore balilla. Non è logica dell’aut aut. è logica. Per il resto, grazie dei chiarimenti gentile Schirinzi.

Sabato pomeriggio ho preso la macchina e insieme a quattro amici sono andato a Roma per partecipare alla prima messa di Benedetto XVI. Ho toccato il letto (ospite di un appartamento di universitari di CL) alle due e trenta del mattino. Mi hanno svegliato alle quattro con un “Aò c’è da annà a prestà servizio ar papa”. Alle quattro e trentacinque ero in Piazza San Pietro con trecento ragazzi (di Opus Dei, Cl e Scout). Mi consegnano una pettorina blu con scritto “Servizio”. Il nostro lavoro è molto semplice: accogliere la gente in piazza e far in modo che stia bene, offrendo loro per esempio l’acqua. Sono stato in piedi fino alla fine della messa, contento di aver dato una mano a questo papa perché Benedetto XVI è proprio il primo testimone della “chiesa viva” di cui ha parlato nella sua omelia. Perciò, come diceva lo striscione di Gioventù Studentesca Brianza esposto in Piazza San Pietro, “Serviamo il papa per servire Cristo”
Samuele Sanvito, Carate Brianza

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