VIVERE IN UNA POESIA CHIAMATA AUSTRALIA E DIVENTARE CATTOLICI
Incontrare Leslie Allan Murray a Milano, invitato dal Centro Culturale, è incontrare un poeta che stravolge il cliché baricchiano del letterato bello e fumoso. Borsa di tela e camicia a quadretti, all’applauso ha risposto ridendo, togliendosi il cappello da pescatore con gesto teatrale. è inciampato nel filo del microfono e sedutosi, occhiali sul naso, ha cercato i passi del suo libro per prepararsi alla lettura. Occupa spazio, sulla sedia ci sta stretto. Ma se lo immagini a casa sua è giusto che sia così. Perché casa sua è un posto dove c’è solo una pista da ballo, un ufficio postale e la prima chiesa è a miglia di distanza. Le persone, dice, abitano nelle poesie e la poesia è l’aprirsi e lo schiudere i misteri delle gente. Murray vive in una poesia chiamata Australia. Suo padre, come molti degli anziani australiani, si era semplicemente dimenticato come si faceva a scrivere, apparteneva ad una cultura orale. Era molto bravo a raccontare storie, e da lui Murray ha preso l’idea di una poesia popolaresca, cantata, che definisce sperimentalista. Nato nel 1938 e trascorsa la giovinezza alla fattoria di famiglia, nell’isolata valle di Buniah del South Wales australiano, a partire dal 1957 Murray ha studiato lingue moderne all’Università di Sydney, si è convertito al cattolicesimo ed è diventato traduttore e poeta. Autore di dodici volumi di poesia, di due romanzi in versi e di cinque saggi, nel 1995 si è aggiudicato il Petrarc Prize, nel 1996 ha vinto il T. S. Eliot Award con la raccolta Subhuman Redneck Poems e nel 1999 ha ricevuto la “Queens Gold Medal for Poetry”. Recentemente in Italia Giano editore ha pubblicato Freddy Nettuno, romanzo in versi, in due volumi, che ha vinto il premio Mondello. Da Adelphi è uscita la raccolta di poesie Un arcobaleno perfettamente normale.
In Freddy Nettuno, romanzo in ottave come l’Orlando Innamorato del nostro Boiardo quattrocentesco, il critico letterario Luigi Sampietro ritrova come legge il senso dello stupore. «Nella sua poesia – dice Sampietro – c’è dentro tutta la negazione del nichilismo di oggi».
Giulia Cazzaniga
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