DESTRO AUSPICIO

Di Nicola Imberti
19 Maggio 2005
BIONDI: «PERCHE' NON FARE LE PRIMARIE?». CIRINO POMICINO: «E' LA FINE DEL POTERE CARISMATICO». GASPARRI: «FINI NON SAREBBE MALE...». BERTINOTTI: «MA SOSTITUIRE BERLUSCONI E' IMPOSSIBILE».

Basta! Nella Casa delle libertà il malumore è alle stelle. Le sconfitte elettorali, anche se nascoste dietro la frase di circostanza “è solo una consultazione amministrativa”, hanno riportato in superficie ferite profonde. La truppa degli scontenti è in aumento e la resa dei conti sembra ogni giorno più vicina. Tutti concordano su un punto: non si può andare avanti così, occorre inventarsi qualcosa. Sì, ma cosa? Un partito unico? Un nuovo leader? Tutte e due?
«Creare un orizzonte che è quello di un partito unico che, uscendo dal caos attuale, ricomponga tutte le sparse membra è auspicabile, ma non è facile» dice a Tempi Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera e presidente del Consiglio Nazionale di Forza Italia. «La priorità, oggi, è che dobbiamo far ripartire la circolazione sanguigna. Le alleanze per decreto non le faceva neanche Napoleone. In questo momento noi siamo affetti da una “leadercrazia” che purtroppo è crepuscolare, ma la gente non vuole essere considerata un numero, vuole essere considerata nella sua soggettività. Dobbiamo tornare a parlare con la gente. I nostri alleati mettono in discussione Berlusconi? Non c’è niente di male. Parliamone, potremmo immaginare anche delle primarie. I nomi ci sono già, sono quelli che conoscono tutti: il tandem Casini e Follini, anche se non so se Casini voglia essere considerato un fuori quota, Fini e non so chi altro del suo partito. Ultimamente, infatti, ho sentito che ci sono i “chicchirichì” di qualche galletto della Destra Sociale».

tra progetto e big bang
Per Fini “tifa” anche l’ex ministro Maurizio Gasparri. «Io sono di Alleanza Nazionale e non posso che auspicare che, in una coesione forte del centro-destra, la destra possa esprimere anche la leadership della coalizione. Quindi non partecipo a referendum ma, se messo alle strette, è chiaro che sono favorevole ad un’eventuale candidatura di Fini che, in questa fase storica, è a capo della destra. Detto questo, sono convinto che il problema è il progetto. Noi dobbiamo lavorare sulla scelta di un bipolarismo permanente, le leadership, poi, saranno quelle che la storia di volta in volta indicherà. Credo sia necessario far prevalere il progetto sulle discussioni personalistiche, anche se sono consapevole che è difficile fare un partito unico. Il nostro problema oggi è quello di avere un obiettivo di massima coesione che ci potrà servire a evitare fenomeni di dispersione».
Vista da sinistra, la crisi della Cdl è ovviamente una manna dal cielo. «Siamo entrati in una zona sismica che ha già prodotto degli effetti – commenta a Tempi il segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti -. La fine irreversibile dell’era Berlusconi e la crisi del blocco sociale e del sistema politico che ha costruito. La Cdl è stata incapace di dare risposte alla crisi del Paese anzi, la politica del governo ha accentuato questa crisi. È necessario passare alla costruzione di un nuovo ciclo politico e l’Unione, in questo senso, è un’opportunità. Rispetto all’ipotesi di un nuovo leader, credo che nessuno possa prendere il posto di Berlusconi. Occorre un nuovo progetto politico, non una nuova leadership carismatica».
Stessa conclusione, ma con un’analisi politica più complessa, quella a cui arriva l’onorevole Paolo Cirino Pomicino, uno che il “vento del cambiamento” lo fiuta sempre con un po’ d’anticipo. «Siamo di fronte ad un vero e proprio Big Bang che ha investito tutto il sistema politico nazionale – ci dice -. Sia il centro-destra che il centro-sinistra stanno scoppiando. L’uno si sta sfarinando e l’altro è in preda a mille contraddizioni. La ricomposizione successiva è tutta da verificare. Ma sono convinto che il Big Bang che stiamo affrontando porterà una novità: il superamento della democrazia leaderistica della quale ci siamo imbevuti in questi 10 anni. Non più leader, quindi, ma gruppi dirigenti. Berlusconi aveva un carisma e una capacità che gli hanno permesso di fare un partito del 20 per cento. Nessun altro è in condizione di fare una cosa di questo tipo. Chi immagina che da questo terremoto possa uscire il Casini, il Pisanu, il Fini o il Tremonti di turno, prende un abbaglio». Che stia pensando ad un ritorno al vertice?

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