0,5 PER CENTO DI SCIMPANZE’

Di Valenti Annalena
19 Maggio 2005

Né stupore né scandalo nel leggere le parole dello scienziato, medico, ex ministro. (L’ha detto lo scienziato e quindi è vero, ti dicono scuole e giornali. Ne saprà certo più di me, pensa la casalinga, e quindi avrà ragione). L’elegante dottor Umberto Veronesi così dice: «Ma io che sono animalista e vegetariano mi chiedo, provocatoriamente, perché non tuteliamo anche gli embrioni degli scimpanzé, anch’essi sono progetti di esseri umani».
Si sono talmente “bevuti il cervello”, si dice a casa mia, che, tra esseri viventi, sei persona dopo due settimane o sei mesi o quando lo decide la donna, viene fuori che lo scimpanzé «potenzialmente potrebbe essere un progetto di uomo». E dobbiamo farci intimorire e dar retta a gente che non vede la differenza (se non dello 0,5 per cento) tra uomo e scimpanzé?
Fateci dei manifesti di queste parole, fatele leggere a scuola.
Ci aveva già avvertiti G. K. Chesterton in quel libro che ognuno dovrebbe leggere per apprezzare l’uso della ragione e non lasciarsi fuorviare dalle parole manipolatrici di tanti/e professionisti/e dell’irrealtà: «L’uomo sapeva, per un cieco istinto, che una volta messa in discussione la realtà, la ragione sarebbe stata la prima ad essere discussa» (“Il suicidio del pensiero”, in L’Ortodossia).

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