TESTORI CONTRO LA TRISTEZZA LURIDA DELLA PRETESA GAY

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
L’Associazione Galileo 2001 osserva con rammarico che si sta realizzando in Italia quanto l’Associazione stessa va paventando da anni: la riscrittura delle leggi della fisica, della biologia, della medicina – della scienza in genere – nelle aule dei parlamenti, prima, e dei tribunali, poi. Ne è dimostrazione la recente condanna – per cosiddetto elettrosmog – del presidente del comitato di gestione e del direttore di Radio Vaticana. Ricordiamo che l’elettrosmog – il presunto inquinamento dovuto ai campi elettromagnetici da antenne o elettrodotti – è un’invenzione di alcuni politici sprovveduti, sostenuta da gruppi d’affari dai poco nobili interessi, e ripresa irresponsabilmente dai media, che non ha alcun riscontro scientifico.
Auspichiamo che un governo responsabile metta fine a quella che sembra essere diventata una sorta d’isteria collettiva, con risvolti penalizzanti per il Paese a livello sociale ed economico:
1. ripristinando i valori di soglia dei campi suggeriti dall’Icnirp (unico organo internazionale deputato a esprimere parere qualificato, e ascoltato da tutti i paesi del mondo con la sola vergognosa eccezione dell’Italia);
2. informando correttamente la popolazione;
3. perseguendo con gli strumenti di legge chi procura allarme ingiustificato.
Renato Angelo Ricci (presidente), Franco Battaglia, Carlo Bernardini, Tullio Regge, Umberto Tirelli (vicepresidenti)

Caro direttore, passeggiando in questo nostro “mondo genericamente gay” mi sono imbattuta in questa intervista di Luca Doninelli al compianto poeta e drammaturgo Giovanni Testori.
Caterina Giojelli
Doninelli: Tu sei un personaggio noto, ed è inevitabile che la tua omosessualità abbia subito diverse reazioni e interpretazioni. Tra queste, quali hanno maggiormente salvaguardato la tua dignità?
Testori: La sola posizione giusta e rispettosa dei segreti, dei misteri, degli affetti e dei rapporti che ho e che ho avuto, è stata quella della mia famiglia, degli amici più cari e dei giovani di Comunione e Liberazione: da tutti loro non mi sono mai sentito giudicato, ma solo accolto in virtù di un atto di carità che è anche giustizia. Tutto ciò che è in più – approvazione, giustificazione, esternazione, spettacolarizzazione dell’omosessualità – lo trovo «fuori», non necessario, non utile. Non aiuta a star meglio, ad essere più felici. E mi riferisco ai cosiddetti «movimenti di liberazione». Non parliamo, poi, di questa esecranda idea di nozze tra ragazzi. Che senso ha questo spirito di rivalsa a tutti i costi, questa sindrome dell’ufficialità? Io capisco, e difenderei con tutte le mie forze, il terribile diritto che l’uomo ha di svolgere il proprio destino. Immaginiamo che in un paese totalitario si fucilino gli omosessuali, o si leghino e si gettino in mare. Allora sì, per un diritto totale alla vita, mi batterei. Ma queste qui sono mascherate.
Solo mascherate? O qualcosa di peggio?
Certo che c’è di peggio. Oggi non siamo più nell’antica grecia, o prima di Cristo. Io trovo che questi qui facciano tutto quello che fanno per dimostrare a se stessi di avere estirpato da sé qualunque senso di colpa o di peccato. Se potessi parlare con loro, li vorrei convincere innanzitiutto della tristezza di queste loro carnevalate. Perché in questi rapporti – ma, credo, in qualunque rapporto d’amore – c’è una tristezza sconfinata. Tuttavia, se questa tristezza viene accettata e accolta con carità, in primis come parte della coscienza di sé, allora diventa dramma, e può offrire qualcosa agli altri. Ma se viene esternata in modo incosciente, allora diventa una tristezza lurida. Hanno un bel rinfacciarmi l’incongruenza del mio essere cristiano con il mio modo di vivere.
Cosa intendi per «lurido»?
Lurido è tutto ciò che si esibisce con la pretesa di essere, poi, lasciati in pace, o, per dir meglio – perché la pace è un’altra cosa – di farsi gli affari propri. Inoltre trovo che l’accentuazione autoesibita dell’elemento carnale, sensuale sia una falsità. Viene completamente eliminata la tristezza, che è connaturale all’amore. Per quanto mi riguarda, l’interesse per l’incontro con un uomo viene sempre dall’abbacinamento della bellezza, dalla commozione: qualcosa che poi, non lo nego, cerca anche la soluzione del rapporto fisico. Ma il punto della questione non è mai stato lì, per me, e credo non possa essere lì per nessuno.
Luca Doninelli, Conversazioni
con Testori, Guanda, 1993

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