BEBE’ ALL’ASTA FRA BELGIO E OLANDA

Di Tempi
09 Giugno 2005

Un sassolino rischia di inceppare la gioiosa macchina bio-faustiana co-prodotta negli ultimi anni dalle legislazioni di Belgio e Olanda: il sassolino si chiama “il caso An Blomme”, dal nome della donna fiamminga che, dopo essersi resa disponibile ad accogliere nel proprio utero un’oocita della coppia formata da Bart Philtjens (31 anni) e Geertrui Praet (41) per un modico rimborso spese di 10 mila euro, al settimo mese ci ha ripensato e ha messo all’asta su Internet il bebé in arrivo; la gara è stata vinta da una coppia olandese che avrebbe offerto 15 mila euro e alla quale An Blomme è intenzionatissima a cedere il bambino, previa pratica di adozione. Sconcerto e raccapriccio hanno investito anche le apertissime menti belghe e olandesi, ma senza che si potesse prendere nessun provvedimento: se il passaggio di denaro non è documentabile (in questi casi non lo è mai), tutta la vicenda ricade nei canoni della faccenda privata secondo le liberalissime leggi belghe ed olandesi. Il figlio è di chi lo partorisce, e il “contratto” intercorso fra An Blomme e la coppia di conviventi Philtjens-Praet (ora non più: dopo la traumatica esperienza si sono lasciati, e Bart è caduto in una grave forma di depressione) non ha alcun valore legale. Ora il mondo politico belga si sta arrabattando per varare una legge che prevenga casi come questo, ma fra progetti di legge proibizionisti e altri lassisti la mediazione non si trova. La piccola Donna (questo il nome della neonata) si prepara al trasferimento in Olanda.

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